Il 25 settembre 2001, un Vladimir Putin nei suoi primi 40 anni fu protagonista di uno storico discorso al Bundestag, dove un leader russo non c’era mai stato. Sfoggiò una conoscenza del tedesco inappuntabile, frutto degli anni trascorsi negli uffici del Kgb a Dresda. Suscitò consensi, applausi, persino emozione in un Paese ancora fresco di riunificazione e traboccante di ottimismi post Muro. Che aveva detto? Aveva chiamato l’Europa ad abbandonare la sua attitudine occidentale, interrompendo la relazione speciale con gli Stati Uniti, per guardare verso Est: edifichiamo, questo il suggerimento, “una casa” comune lungo la diagonale Berlino-Mosca. Aveva poi invitato a sotterrare vecchi stereotipi da Guerra fredda, annunciato la ratifica di un paio di trattati sulla non proliferazione e rivelato che in Russia la spesa per l’Istruzione avrebbe superato quella per la Difesa. In sintesi: siamo qui, in pace – e non c’è un oceano di mezzo.
Come sopravvivere al Trump & Putin show | Barbara Stefanelli
I leader europei hanno fatto bene ad accompagnare Zelensky negli Usa, ma al presidente repubblicano importa pochissimo – zero? – della «categoria Occidente». Ora bisogna tentare, con tutte le forze e ogni idea buona, di diventare potenza tra le potenze






