Un viaggio affascinante nel mondo dell’arte, che ha come filo conduttore uno dei gesti più antichi dell’esperienza umana: lasciare un segno. Un bisogno ancestrale che parte da molto lontano, dalla preistoria e che arriva fino ai giorni nostri. È il fil rouge dell’esposizione ’Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno’, la grande mostra in corso al Mo.C.A. che racconta la nascita e lo sviluppo dell’arte urbana. Ci ha accompagnato in questo viaggio il suo curatore Bruno Ialuna.
"La mostra nasce a partire dal mio spettacolo ’Giotto era il nonno di Banksy’ – spiega Ialuna – mettendo così in relazione il genio di Giotto con uno degli street artist più famosi al mondo. Giotto è stato il primo writer certificato della storia. Da quanto sappiamo infatti dai racconti del Vasari e del Ghiberti – continua –, Cimabue avrebbe incontrato Giotto bambino, che si dilettava a disegnare sulle rocce mentre pascolava le pecore ed era così bravo da indurre Cimabue a portarlo a Firenze per insegnargli l’arte".
Il cuore del percorso espositivo è dedicato alla nascita del writing nella New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con opere dei pionieri TAKI 183, Jec*, Sjk 171, Mike 171, Riff170, Snake1, Stay High149, Coco144 fino a protagonisti fondamentali come Quik, Iz The Wiz, Lady Pink, Toxic, Delta2, Sar e Zephyr. Una scenografia immersiva, firmata dal maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, ricostruisce poi l’impatto visivo della metropolitana newyorkese, restituendo al visitatore il contesto originario di questa rivoluzione artistica.






