Nel Pnrr è comparso un miliardo in più. Si sa cosa andrà a coprire ma per ora nessuno sa da dove viene.Il responsabile ha un nome preciso: l’articolo 13-bis del decreto Infrastrutture appena convertito. Le carte parlano chiaro, sono aumentate quattro voci di spesa: 576,3 milioni per le infrastrutture idriche, 246 milioni per le comunità energetiche e l’autoconsumo. 31,65 milioni per l’autoproduzione da fonti rinnovabili delle Pmi e altri 200 milioni per l’efficientamento dell’edilizia residenziale pubblica. Totale: 1,054 miliardi inseriti. Problema: il Pnrr ha un tetto di spesa fisso. E dunque la domanda è: se aggiungi un miliardo, da dove lo togli? Se lo sono chiesti anche i Servizi Studi di Camera e Senato: nel dossier preparato per l’esame del decreto hanno segnalato che non compaiono, da nessuna parte, definanziamenti o riduzioni di altri capitoli di spesa che giustifichino la provenienza dei nuovi fondi.

Precisazione doverosa: per adesso non si può parlare di “scopertura”. L’articolo nasce per effetto della proposta di riprogrammazione del Pnrr presentata dall’Italia a Bruxelles. Dunque non siamo ancora davanti a un assegno incassato. La modifica deve essere prima approvata dal Consiglio dell’Unione europea. Nel frattempo, tuttavia, la legge permette ad amministrazioni e soggetti attuatori di muoversi, anche concedendo finanziamenti. Se però Bruxelles non dovesse approvare le modifiche, bisognerà attuare dei tagli compensativi. Dove? Per ora non si sa. Nonostante i rilievi dei Servizi Studi, non ci sono state risposte. Non risultano infatti note ufficiali del governo, del Ministero dell’Economia e Finanze o delle Infrastrutture e Trasporti che chiariscano quali risorse saranno decurtate per permettere i nuovi investimenti. La questione è squisitamente politica.La destinazione del nuovo miliardo infatti è difficilmente contestabile nelle finalità. Anche le opposizioni non possono che apprezzare il fatto che si investa di più in acquedotti e sicurezza idrica, negli incentivi per l’uso delle rinnovabili da parte delle piccole e medie imprese oppure nella riqualificazione energetica delle case popolari. Tuttavia non è la prima volta che la trasparenza del Pnrr finisce sotto accusa. Negli scorsi giorni abbiamo già scritto come la banca dati del Regis, che dovrebbe monitorare le opere contro il dissesto idrogeologico finanziate con il piano di resilienza, non si parli con le altre banche dati della pubblica amministrazione. Tanto da meritarsi un approfondimento della Corte dei Conti.