di
Monica Scozzafava, inviata a Genova
Gli azzurri faticano per tutta la partita, poi negli ultimi dieci minuti le reti di De Bruyne e Vergara, le intuizioni vincenti di Allegri
Se sia più grave il pasticcio di Meret — con i piedi regala palla a Vitinha — o quello dell’attaccante portoghese che non approfitta della gentile concessione per stendere pronti via gli avversari, è difficile stabilirlo. Sta di fatto che quello che succede trascorsi 7’ dal fischio di inizio di Genoa-Napoli racconta molto della trama di una partita in cui la squadra di Allegri soffre a dismisura e quella — più in palla — di De Rossi non riesce ad approfittarne. E come nei più classici degli spartiti calcistici, anche di allegriana memoria, basta un gol per vincere, lo fa De Bruyne e gli bastano 15 minuti, il tempo di entrare e segnare («vede cose che gli altri non vedono, che cattiveria sul gol» dice Allegri al termine). Diventa un finale beffardo per il Genoa che subisce il raddoppio con Vergara aiutato da Lucca. Sono i tre della panchina che stravolgono il corso di una gara che sembrava segnata e con sofferenza si trascinava verso un finale senza gol. Sono i cambi di Allegri che decretano il successo ma il tecnico distribuisce i meriti alla squadra: «Ha il palleggio nel dna, ogni tanto imbuchiamo troppo presto senza avere la pazienza di allargare il gioco». Vittoria che dà fiducia, morale. Vittoria della qualità, e perché no, anche della buona sorte. Ma anche delle riflessioni su un Napoli che ha urgenza di registrarsi. «Abbiamo sofferto troppo nei primi trenta minuti, ci sono giocatori che hanno bisogno di tempo per entrare in condizione» ammette Max.










