Una spallata, un lampo, la luce. E si va al Max. La decide la panchina a Marassi: De Bruyne e Vergara, il “lusso” che Allegri può concedersi nella ripresa, smontando e rimontando un Napoli che espugna lo stadio di Genova nel modo migliore possibile per il neo allenatore azzurro: soffrendo, lottando, incassando e poi colpendo. Rispondendo, soprattutto, alla vittoria dell’Inter nel pomeriggio di ieri. Sottolineando le qualità di una squadra che non è cambiata negli uomini ma vuole farlo nello spirito, magari evitandosi qualche problema di troppo arrivato un anno fa. A 10’ dalla fine tutto sembrava complicato, poi due episodi hanno cambiato tutto. E regalato tre punti che sembrano già pesanti.
QUELLI DI SEMPRE In campo dal primo minuto ci va il Napoli dello scorso anno. E sarebbe difficile il contrario: l’unico volto nuovo è Favasuli in panchina, mentre Badiashile è rimasto in città nonostante l’ufficialità arrivata a ridosso della gara. Ma le componenti sono diverse: gli azzurri ci mettono un po’ a ingranare, il Genoa parte fortissimo spinto dall’entusiasmo e da Marassi. Tutto come previsto. Meno previsto, invece, era un Napoli incapace di ribaltare subito l’azione. Manca qualcosa in avvio. E quando non manca ci “pensa” Meret a servire a Vitinha un gustoso assist per il vantaggio. Il genoano grazia gli azzurri.Genoa-Napoli 0-2, De Laurentiis commenta: «Allegria!»Che si vedono nell’altra area di rigore solo sporadicamente, con qualche cross da un lato all’altro che non trova nessuno. Eppure Hojlund c’è: Ostigard lo chiude in maniera asfissiante, ma il danese si stacca spesso dalla marcatura a uomo e viene nel campo a aiutare i compagni. Davanti alla porta, però, non ci capita mai. Se il primo vero tiro azzurro arriva al minuto 38 qualcosa vorrà dire, e non è neppure un caso che arrivi da Alisson: il brasiliano è l’unica arma offensiva del Napoli, l’unico a saltare l’uomo, a creare continuamente qualcosa. Anche se Spinazzola non sembra ispirato dal suo lato - anzi, alla mezz’ora serve a Baldanzi un’ottimo assist in mezzo all’area di rigore involontario - l’ex Sporting fa quello che vuole a sinistra. Peccato che gli manchi l’ultimo spunto. A Marin manca la confidenza nei propri mezzi e la conoscenza con il compagno Rrahmani, ma all’intervallo gli azzurri riescono a tamponare le mancanze. LA SPALLATA L’occasione più ghiotta per Rasmus arriva a ridosso del 70’, con un tiro-cross su cui non arriva in tempo. Max dopo l’ora di gioco mischia le carte. Entrano Lang, Vergara e De Bruyne, sarà una mossa decisiva però il modo di stare in campo non cambia. Noa regala brividi nonostante la valigia pronta sul letto. Gli azzurri ci provano, ma sembrano quasi tutte azioni di sfondamento: spazi ce ne sono pochi, idee anche e sembrano confuse quando si arriva a ridosso dell’area di rigore genoana. Allegri deve anche correre ai ripari negli ultimi dieci minuti quando Marin si fa male. Le occasioni napoletane sono sparute, così mentre Lucca sostituisce Hojlund (e lo fa bene) è di Sow la chance più concreta. Il lampo arriva solo nel finale, impattante come una spallata che può cambiare tanto, forse tutto. De Bruyne sta in piedi, Vasquez no e se pensate sia fallo è perché non siete più abituati al calcio di una volta. Quello che eccelleva anche nel mondo. In ogni caso, il belga davanti alla porta non perdona mai. Il gol di Kev è una luce abbagliante, non per il Napoli ma per il Genoa che ci capisce poco. Si spinge in avanti e scopre il fianco al Napoli in ripartenza. Otoa si trascina persino il pallone in porta sul tocco di Vergara che chiude il match. C’è la firma di Allegri sul primo successo della stagione che mette in discesa non il campionato, ma almeno gli animi: il Napoli c’è anche quest’anno, una dichiarazione d’intenti chiara e da ripetere tra una settimana alla prima in casa. Si dovrà andare al Max, ancora. La corsa è appena iniziata.











