Con lo slancio prodotto dalle guerre in corso e da due elezioni decisive in autunno, (Israele e Usa) torna a diffondersi quell’odiare all’ingrosso che chiamiamo razzismo. Le minoranze liberali dovrebbero prepararsi al peggio. Ma la resistenza sarà credibile se saprà marcare le distanze dal cripto-razzismo praticato a sinistra Con lo slancio prodotto dalle guerre in corso e da due elezioni decisive in autunno, (Israele e Usa) torna a diffondersi quell’odiare all’ingrosso che chiamiamo razzismo. Ebrei, musulmani, neri, somali, arabi… l’offerta è vasta e la domanda garantita dai vantaggi impliciti. L’animosità contro un gruppo umano è un sentimento energivoro: per durare gli occorre una convenienza. Il profitto può essere soltanto psicologico ma talvolta anche pratico, come conferma in questi giorni il West Bank. I cosiGuido RampoldiScrittore e giornalista. Dal 1987 al 2011 ha seguito tutti i più importanti eventi di politica estera, prima per "La Stampa" e poi per "La Repubblica". Inviato speciale, editorialista e war-correspondent, ha vinto alcuni tra i maggiori premi di giornalismo, tra i quali il Barzini e il Mad David. Laureato in Filosofia, ha pubblicato saggi sullo sterminio come pratica ‘politica’ dal dopoguerra ad oggi (L'innocenza del Male, Laterza 2004) e sull'uso politico degli idrocarburi nel mondo contemporaneo (I giacimenti del potere, Mondadori 2006). Un suo romanzo ambientato in Afghanistan (La mendicante azzurra, Feltrinelli 2008) ha vinto il Premio Bagutta opera prima. Il suo successivo romanzo (L'acrobata funesto, Feltrinelli 2012) è stato letto come una satira del giornalismo corrente.