“Il male non si combatte col male”: davanti al popolo di Cl il papa oppone al “falso realismo” che riarma menti, parole e nazioni la logica della misericordia. L’invito ai giovani a non chiudersi in appartenenze ristrette, il richiamo alla sinodalità e all’unità del Movimento. E, prima, la mattinata sammarinese sulla libertà. Il racconto di Francesco Gnagni
Prima di pronunciare il suo intervento ufficiale, Leone XIV ha voluto aggiungere, a braccio e con enfasi, poche parole ma significative e uscite dal cuore. “Anni fa San Giovanni Paolo II disse: se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione”, ha detto al Grand Auditorium della Fiera; e se comunione ci sarà, comincerà dai giovani, “perché sapete costruire la comunione con amicizia, sapete rispettare gli uni gli altri per costruire la pace”. Il resto dell’intervento, davanti alle migliaia di persone del padiglione e alle altre rimaste ai maxischermi, ha proseguito sulla stessa nota, aprendosi con una citazione di Wojtyła al Meeting del 1982 e con il richiamo a Fratelli tutti di Francesco, dove l’amicizia sociale è “il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità”.
Seguire Cristo dopo le tragedie, come quelle del Novecento, ha detto il papa con un rimando inevitabile all’oggi, implica una consapevolezza lucida: “il male non si combatte col male”. E al “falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni”, la cultura cattolica ha oggi da opporre “il realismo della misericordia”, per il quale “non possono esistere nemici” e anche gli avversari sono fratelli da guardare negli occhi. Ne è seguito un elenco di verbi all’imperativo che vale come manifesto programmatico: liberare la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza “dai business della morte”. Smascherare, a partire dalle organizzazioni che ciascuno abita, i rapporti di potere ingiusti che stanno alla radice di povertà, guerre e disastri ambientali. Disarmare lo sviluppo tecnologico “quando si fa pervasivo e distruttivo”. Occorrono, ha aggiunto, “pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”.










