sabato 22 agosto 20264' di letturaÈ stato accolto da cori da stadio e da un entusiasmo incontenibile Papa Leone XIV al suo ingresso nel Villaggio Ragazzi del Meeting per l'amicizia tra i popoli nella Fiera di Rimini. Dal palco dell'auditorium il Papa si è rivolto ai giovani presenti: "Non sapete quanto è bello vedere tutti voi qui insieme, e siete solo una piccola parte perché dall'altra parte ce ne sono di più. Bravissimi! Ma gli applausi più forti devono essere per Gesù Cristo, siamo tutti discepoli di Gesù". Al Meeting di Rimini, ha proseguito Papa Leone, "ci sono tante opportunità per riflettere sula nostra vita, sulla società, sulla fede. Ho appena visto la mostra su Sant'Agostino, che parlava di amore, la forza che può veramente cambiare il mondo. Se noi tutti vogliamo davvero cambiare il mondo, diceva, cominciamo con noi stessi. Il vostro cuore, così grande e capace di amare, non dev'essere mai chiuso. Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore. Grazie a voi, continuate con questo bellissimo cammino, vivete sempre con questo entusiasmo e vedrete che possiamo davvero costruire un mondo di pace e di amore". Leone è il terzo Pontefice a recarsi a San Marino, dopo Giovanni Paolo II e Ratzinger."Siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare. In tal modo, non avete fatto del Meeting una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini - ha aperto il Pontefice il suo discorso -. Ringraziamo il Signore per questa eredità viva, che vi dà una grande responsabilità storica, nella comunione più grande della Chiesa, a servizio di un’umanità che ha fame e sete di giustizia". E ancora: "Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi. Papa Francesco con l'Enciclica Fratelli tutti ci ha insegnato a coltivare l'amicizia sociale, che rappresenta il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità. Riconoscendoci, infatti, nella dignità di figli di Dio, veniamo a contatto con ciò che accomuna originariamente gli esseri umani, al di là di ogni diversità, separazione o conflitto. Possiamo immedesimarci l'uno nell'altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo". "Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra - ha proseguito -. Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti. Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni. Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia. Tra voi - ha aggiunto - non mancano competenze, responsabilità e risorse da mettere a servizio di un’autentica conversione di popolo. Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte". "Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti, ogni aspetto della vita, da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato. L’amore muove - ha sottolineato - la realtà soffoca nei nostri calcoli e respira nella gratuità di Dio. Non a caso i miei predecessori, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, hanno tutti indicato la misericordia divina come punto di impatto tra il Vangelo e le 'cose nuove' di quest’epoca drammatica e meravigliosa. Seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica, infatti, una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso".