Quando arrivò in Italia, nel 2017, la sua famiglia era ancora in Pakistan. Oggi vive a Mondovì, lavora da anni nella stessa fabbrica, ha quattro figli (uno dei quali gestisce un negozio), una casa. E l’8 agosto è diventato cittadino italiano.

Dalla Libia al Cuneese Shahzad Aslam aveva lasciato il Pakistan perché, racconta, la situazione era diventata troppo difficile per lui e la famiglia. Prima dell’Europa aveva tentato la strada della Libia. È durata pochi mesi: lavori non pagati, furti, insicurezza. «Ero l’unico che manteneva la famiglia: i miei genitori erano anziani, mio fratello aveva 14 anni, i miei bambini erano piccoli». Dalla Libia è partito per l’Italia. Lo sbarco in Sicilia, qualche giorno a Trapani, poi il trasferimento a Torino e infine a Carrù.

I primi passi e il ricongiungimento Nel Cas rimane quasi due anni. Fa il muratore e si sposta dove trova un’occupazione. Ricorda un motorino con cui raggiungeva anche cantieri lontani, nell’Albese, con la pioggia e la neve. Dopo il riconoscimento della protezione passa al sistema Sai. Prima Villanova, quindi una casa a Montaldo Mondovì. Nel gennaio del 2020 riesce a farsi raggiungere dalla famiglia. Moglie e quattro figli arrivano poche settimane prima che il Covid chiuda tutto. Il riscatto dei figli È in quel periodo che comincia a lavorare in una fabbrica di Mondovì, dove è ancora oggi. Nell’estate del 2021 termina l’accoglienza Sai. La famiglia lascia l’alloggio del progetto e si trasferisce a Mondovì: da quel momento affitto e spese sono a loro carico. L’autonomia, per Shahzad, passa soprattutto dal lavoro. E vorrebbe che per i figli significasse poter scegliere. «Ho pensato che loro dovessero avere altre possibilità». Il maggiore, oggi ventenne, durante una vacanza in Spagna impara a riparare telefonini nel negozio di un amico del padre. Tornato in Italia, quando si presenta l’occasione di rilevare un negozio, la famiglia decide di provarci. Oggi è lui a gestirlo. Il volontariato e la nuova vita Gli altri tre figli, di 17, 14 e 11 anni, continuano a studiare. Nel frattempo Shahzad ha aiutato il fratello ad avviare un’attività a Torino. E ogni mese continua a mandare parte dello stipendio ai genitori rimasti in Pakistan. Ha frequentato un corso della Croce Rossa e svolto attività di volontariato. Nella comunità pakistana locale è diventato un punto di riferimento. «Devo dire grazie all’Italia e agli italiani. Se nascessi una seconda volta, non so se nel mio Paese riuscirei ad avere quello che ho avuto qui», conclude.