Mentre Vladimir Putin continua ad essere alla ricerca di una formula magica per rilanciare l’economia russa, come è emerso in occasione della riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali del 19 agosto, i conti dello Stato vanno di male in peggio, nonostante l’inedito meccanismo dei contributi volontari all’erario di Mosca da parte delle aziende russe.

Come ricorda Izvestia, con un articolo del 19 agosto di Lyubov Lezhneva, a metà agosto 2026 il deficit del bilancio della Federazione russa ammontava a 6.455 miliardi di rubli (circa 65 miliardi di euro), pari al 2,8% del Pil russo. Un deficit difficile da coprire, vista la difficoltà di vendere i titoli di Stato russi, come lo stesso Izvestia scrive il 21 agosto in un articolo il cui titolo è tutto un programma: “Il nostro debito pubblico: il governo può contrarre ulteriori prestiti?”.

A venire in soccorso dell’erario putiniano sono però intervenute le imprese russe più ricche, che hanno messo mano al proprio portafoglio per consegnare in modo “volontario” parte dei propri soldi al fisco del Cremlino. Certo, alle nostre latitudini, dove cercare i modi leciti (e a volte anche illeciti) per evitare di pagare le tasse è uno sport piuttosto diffuso, pensare di autotassarsi per regalare i soldi al fisco di un paese (la Russia), che ha deciso di conquistare whatever it takes un altro paese (l’Ucraina), sembrerebbe più folle che attraversare un oceano a nuoto. Ma tant’è, pare che imprenditori e oligarchi russi da inizio anno al 14 agosto 2026 abbiano versato nelle casse dello Stato russo ben 383,7 miliardi di rubli (circa 4 miliardi di euro), che però non sono molti rispetto al totale delle entrate del bilancio federale pari a 22.100 miliardi di rubli (230 miliardi di euro). L’obolo volontario, che ha cadenza annuale, è in crescita, se si considera che nel 2025 gli industriali russi avevano regalato allo stato putiniano 251,3 miliardi di rubli (in un intero anno).