«Voglio che tra noi le cose vadano sempre bene. Non voglio mai darti nient’altro che gioia. Sei tutto ciò che conta per me. Non voglio mai deluderti. Grazie per essere il mio Custode e Protettore in questa vita. Con tutto il mio cuore, Natalie». Se l’autrice di queste parole, contenute in almeno due lettere risalenti al 2023, non fosse Natalie Harp, la discussa assistente personale di Donald Trump, e il destinatario non fosse il presidente stesso, si potrebbe rubricare il tutto alle voci «lealtà», «devozione», forse anche «infatuazione». Purtroppo per la Casa Bianca, i ruoli dei protagonisti sono ben definiti e lo scoop del The Daily Beast rischia di creare non solo imbarazzo, ma una vera e propria crisi politica.Lo staff presidenziale, dopo la pubblicazione delle «lettere d’amore», è entrato in modalità damage control. Natalie è «una delle collaboratrici più leali e instancabili del team del presidente Trump», ha dichiarato Davis Ingle, uno dei portavoce della Casa Bianca. Eppure, difficilmente la vicenda del rapporto tra la 35enne Harp e l’80enne Trump errà accantonata presto dai media Usa, che nel frattempo, tra le altre cose, hanno rivelato che Natalie ha lavorato per oltre un anno alla Casa Bianca senza il nulla osta di sicurezza; e che, oltre a gestire l’account Truth di Trump, scambia pure messaggi con altri leader mondiali al posto del presidente. La questione, con l’imminenza delle elezioni di midterm, è già diventata politica grazie al senatore democratico Jon Ossoff, possibile contendente per la nomination presidenziale nel 2028. Durante un comizio, Ossoff ha criticato il fatto che Trump trascuri i suoi doveri presidenziali, preferendo «viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso, donato dall’Emiro del Qatar».Era un riferimento all’episodio in cui a luglio la Harp al termine del vertice Nato in Turchia si imbarcò col presidente, assieme a un gruppo ristrettissimo di collaboratori, a bordo di un aereo «sicuro», lasciando a bordo dell’Air Force One ufficiale, possibile bersaglio di un attacco iraniano, il resto dello staff e i giornalisti al seguito. Sarà un caso che giovedì, dopo settimane di assenza, è ricomparsa in pubblico Melania Trump per presenziare insiemeal marito a un evento alla Casa Bianca. «Mi hanno detto che vi sono mancata. Eccomi qui», ha scherzato la first lady, dopo che per giorni i media avevano attribuito la sua scomparsa a un presunto «fastidio» per l’intera vicenda.Della presenza costante di Natalie al fianco di Trump e del suo soprannome di «stampante umana» (gira sempre con una stampante portatile per rifornire costantemente il tycoon di articoli elogiativi) parlò per primo il giornalista Michael Wolff, autore di un libro sulla campagna di Trump del 2024. Poi, il suo nome è comparso anche nel best seller Regime change, dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Ora, la Harp è oggetto di dibattito pubblico. «Per favore, quando sbaglio, me lo dirai? Hai il pieno diritto di rimproverarmi duramente, se necessario, quando me lo merito, perché nessuno mi conosce o si preoccupa per me più di te», si legge in una delle lettere.
Harp, Donald e le lettere scandalo. “Puoi insultarmi se me lo merito”
Pubblicati per la prima volta i messaggi integrali: risalgono al 2023, prima che la donna diventasse sua assistente: “Sei il mio custode, sei tutto ciò che conta per me e voglio solo darti gioia”










