Gli smart glasses promettono di rivoluzionare il rapporto con il mondo digitale, ma sollevano interrogativi sempre più rilevanti su privacy, riconoscimento facciale e raccolta dei dati. Tra innovazione, AI Act e richieste di maggiori tutele, si apre una nuova sfida per cittadini, aziende e regolatori. L’opinione di Biagino Costanzo
In queste settimane il dibattito politico si è concentrato anche sul disegno di Legge (ddl) Sicurezza del governo e il fulcro delle polemiche riguarda lo schema di decreto legislativo volto ad adeguare l’ordinamento italiano al regolamento europeo sull’AI Act, in particolare alcuni articoli, ad esempio il 10, riguarda i sistemi di videosorveglianza già installati, che potranno essere dotati di software di intelligenza artificiale capaci di attivare il riconoscimento facciale. L’accensione è consentita esclusivamente dopo un reato e solo per identificare persone “già indiziate”.
Il punto più delicato e discusso è il comma 3, nei luoghi o negli eventi “rispetto ai quali sussistono esigenze di ordine e sicurezza pubblica”, il sistema può trattare automaticamente i dati biometrici di tutte le persone che entrano. Poi vi è l’art. 8 che prevede l’identificazione biometrica in tempo reale, significa poter fare un riconoscimento facciale a posteriori che può essere esteso a tutti i cittadini, a strascico, appunto, il tutto, dice il governo per rafforzare l’azione delle forze dell’ordine nella prevenzione ma il provvedimento è in conflitto con il regolamento europeo sull’AI Act appunto, che legittima il riconoscimento facciale solo per ricerche mirate di persone sospettate o condannate per un reato, non l’uso dei dati biometrici di tutte le persone che partecipano a un evento o sono in un posto. Comunque, a dire il vero, già oggi il riconoscimento facciale funziona negli stadi e negli aeroporti, negli eGate, ovvero i controlli automatici degli aeroporti, chi ha il passaporto elettronico lo fa scannerizzare dalla telecamera, che confronta il volto con la fotografia del documento, poi apre il tornello. Il confronto dei volti con le immagini conservate negli archivi (o con le liste dei ricercati) è una tecnologia simile a quella usata dalla polizia.






