di
Valerio Cappelli
«Lessi Thomas Mann a 13 anni. De Sica? Seduttore e manipolatore. Rosi pagò il suo rigore civile»
Roberto Andò, palermitano classe 1959, si muove su quattro fronti, e lo considera «un privilegio»: letteratura, cinema, teatro, opera. Ha lavorato per anni con giganti, come assistente alla regia. È un grande intellettuale. Col suo tono riflessivo, attento a psicologie e atmosfere, alle crisi morali, nel mare infinito dell’inconoscibile lavora con immagini, suoni e soprattutto parole. La Stranezza, con Servillo e Ficarra e Picone, su Pirandello, è stato il suo più grande successo commerciale, sfiorando 7 milioni di incasso. Ora prepara un film al femminile con le due Valerie, Golino e Bruni Tedeschi.
Lei com’era da piccolo?«Molto introverso, con una timidezza patologica. Le mie difficoltà le ho superate attraverso i libri, il mio nido. Sono stato un lettore precoce. La capacità che ha la lettura di immergerti in altri mondi, mi ha salvato; la possibilità di vivere vite che non erano la mia. A 13 anni ho letto per la prima volta "La montagna incantata" di Thomas Mann. Ma non mi consideravo Giacomo Leopardi, ero abbastanza smart, giocavo bene a calcio».






