Pubblicato il: 22/08/2026 – 6:47

GIOIOSA IONICA La storia di Rocco Gatto, il mugnaio di Gioiosa Ionica ucciso il 12 marzo 1977 per il no alla mazzetta e le denunce contro il clan degli Ursini, è la testimonianza che ci si può opporre alla mafia con coraggio, rigore e senso della giustizia. La racconta – incrociando, quarant’anni dopo, le grandi battaglie contro la ‘ndrangheta degli anni ’70 e i personaggi che ne furono protagonisti – il documentario di Giuliana Mancini “Senza fare un passo indietro. Storia di Rocco Gatto” e la ricordano il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il professore Antonio Nicaso, in un editoriale sul Corriere della Sera. Un tributo a cento anni dalla nascita del «mugnaio-eroe che sfidò la ‘ndrangheta».

Senza abbassare la testa

«Nel 1964 – ricordano Gratteri e Nicaso – aveva rilevato l’attivita di famiglia. In un piccolo laboratorio riparava anche orologi: le stesse mani che governavano le macine rimettevano in moto ingranaggi minuscoli. Quando gli Ursini cominciarono a chiedergli il pizzo, rispose di no. Gli portarono via diciassette chili di orologi e incendiarono il mulino». A Gioiosa Ionica, piccolo centro sul mare in provincia di Reggio Calabria, si intrecciano vite poco conosciute e di uomini di valore. Rocco Gatto fu ucciso perché odiava le ingiustizie e assunse un comportamento contrario al codice d’onore vigente. Denunciò, nei giorni e nei mesi che precedettero la sua morte, le sopraffazioni mafiose. Non solo. Al rifiuto di pagare il pizzo alle ‘ndrine locali aggiunse la collaborazione con la giustizia. Poco prima di essere ucciso comparve anche davanti alle telecamere di TV7: «Non pagherò mai la mazzetta. Lotterò fino alla morte».