Meucci

Nel decennale dell’arrivo della famiglia Corrado, siamo diventati più adulti e maturi. Questo sembra dirci il Pisa oggi: la Serie A è servita e la lezione è stata utile a tutti, adesso sappiamo cosa e come c’è da fare per restare nel calcio che conta. Il che, sul campo, può anche valere poco o anche niente, perché servirà gente che lotta per se e per gli altri fino alla fine di ogni partita. Ma una cosa sicura al momento la possiamo dire: la Serie A per come è andata ha consolidato e per assurdo persino migliorato quel modello aziendale attorno al quale ruota il progetto-Pisa targato Knaster e Corrado. E, guardate, urta parecchio anche a noi usare certe parole quando si parla di calcio – che è e deve restare uno sport per romantici – ma purtroppo ormai anche nel mondo del pallone bisogna guardare prima ai conti che al campo. Lo diciamo pensando a come, dopo la brutta retrocessione, abbiamo una società con un assetto ancora più solido e quadrato rispetto a 12 mesi fa: c’è un diesse di lunga esperienza e determinato nel credere al progetto e un allenatore altrettanto esperto e arrivato sotto la Torre con grande motivazione. Ingredienti che aggiunti a ciò che già c’è ed è ormai rodato e a ciò che verrà (centro sportivo e stadio) fanno credere di essere sul punto di aprire un ciclo che speriamo lungo e vincente. Poi, per carità, come sempre qualcosa mancherà e i bubbolatori avranno comunque il loro daffare; ma senza scomodare la Lupa Roma o il Pizzighetone, abbiamo anche noi – che pure criticoni lo siamo di natura – oltre al desiderio e la voglia, anche la consapevolezza di poter dire che forse il vento è cambiato davvero. Forza Pisa.