Una parte enorme del patrimonio alberghiero italiano è in mano a famiglie alla seconda o terza generazione, spesso senza eredi disposti a proseguire.
L'età media degli imprenditori del settore è 59 anni.
Per migliaia di famiglie di albergatori vendere, riposizionare l'asset o aprirsi a un partner è oggi una scelta strategica in una finestra di mercato che potrebbe non rimanere aperta a lungo.
Se gli investimenti nel settore sono in crescita (1,25 miliardi nel primo semestre 2026), tra le 33 mila strutture presenti in Italia, sono poche quelle realmente appetibili a causa di inefficienze nella gestione che si protraggono da anni.Esempi emblematici sono riscontrabili nelle regioni di Liguria e Trentino-Alto Adige. «Nel primo caso osserviamo che le strutture a gestione familiare non reinvestono gli utili.
Nel secondo caso invece la gestione è più mirata e anche i passaggi generazionali sono strutturati e tendenzialmente pianificati con attenzione», spiega Pavlo Gjonikaj, che nel 2024 ha fondato con Tobia Piovesan Perpethua, una fintech che offre consulenza alle pmi nella fase di passaggio generazionale. «Quando ha a che fare con una struttura a gestione familiare, l'investitore valuta due aspetti: il valore dell'immobile dipende dalla location e dalla sostenibilità del canone, il valore della gestione dipende dall'ebitda che quella gestione produce.







