Occhi lucidi, gonfi di un dolore che non trova pace, quelli di Maria ed Ettore. Accanto a loro nonna Nella, rimasta quasi senza lacrime. Nella chiesa il silenzio pesa più delle parole mentre la comunità si stringe alla bara in cui è custodito il corpo di Ornella Forastefano, accompagnandola nell’ultimo viaggio.
A celebrare i funerali è don Pietro Groccia, che non usa mezzi termini: “È un caso di femminicidio a tutti gli effetti”. Dall’altare il parroco difende la dignità di ogni donna, richiamando il valore del femminile e ricordando che nessuno può permettersi di oltraggiare la persona fino a privarla della vita.
Il pensiero corre inevitabilmente ai figli, ai quali don Pietro rivolge un appello accorato: mettere da parte ogni sentimento di odio e vendetta e trovare, nonostante tutto, la forza di riprendere il cammino. "Vivete una vita bella, giusta, onesta" è il senso delle sue parole “perché anche attraverso la vostra vita Ornella possa trovare quella felicità che qui non ha avuto”.
Poi il ricordo personale. Ornella, racconta il sacerdote, partecipava con assiduità alla celebrazione domenicale a Marina di Sibari. "Ho visto in lei tanta bontà”, dice don Groccia. Oggi restano una bara, una chiesa piena di dolore e due figli costretti troppo presto a salutare la loro mamma. E resta una comunità che, davanti a quella morte, chiede che il sangue innocente di Ornella non sia dimenticato e che nessun’altra donna debba più morire per mano di chi dice di amarla.






