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«Rimanere in silenzio significa essere complici». Le parole del vescovo di Cassano Jonio e vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, accompagnano la ricerca della verità sulla morte di Ornella Forastefano. Una verità che passa ora soprattutto dalle carte dell’inchiesta e dall’ordinanza con cui il gip di Bari ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere di Elvis Bisho (il vero nome dell’indagato), alias Elvis Metvelaj, accusato di femminicidio aggravato dalla relazione con la vittima.
Per la giudice, «appare del tutto plausibile» che la morte della donna sia stata provocata da «un’azione connotata da inaudita e spropositata violenza», caratterizzata da «sicuro accanimento e da una sovrabbondanza di gesti lesivi». Ornella era stata lasciata agonizzante, o forse già morta, davanti al Pronto soccorso dell’ospedale di Trebisacce, intorno alle 3 di domenica scorsa. L’uomo, fermato poche ore dopo nel porto di Bari mentre cercava di lasciare l’Italia, ha sostenuto che la compagna fosse caduta dalle scale.
La ricostruzione contenuta nell’ordinanza parte dalle ore precedenti alla tragedia. I due avevano trascorso il Ferragosto con alcuni amici. Agli investigatori è stata riferita una relazione segnata da una «ossessiva» gelosia dell’uomo e da una gestione «burrascosa e conflittuale». A rafforzare questo quadro, secondo il Gip, c’è anche l’aggressione alla guardia medica di Amendolara, avvenuta poche ore prima della morte di Ornella. Bisho avrebbe aggredito brutalmente il sanitario alla presenza della compagna, che avrebbe tentato invano di fermarlo, dopo aver chiesto se fosse «lui quello di ieri». Un comportamento che, secondo la giudice, potrebbe essere ricondotto alla ricerca di un presunto rivale in amore.











