Per Giorgia Meloni Taranto non è solo la città che da stasera ospita i Giochi del Mediterraneo. È un punto d’incrocio di una serie di elementi che il governo considera strategici: il Mezzogiorno da rilanciare, quello specchio di mare da trasformare in una sfera d’influenza italiana, il Piano Mattei da proiettare oltre l’Africa e uno stato che vuole dimostrare di saper finalmente realizzare le opere. Soprattutto in un momento in cui l’esecutivo – tra la questione dei cosiddetti “dublinanti”, i prezzi di gasolio e benzina di nuovo alle stelle e i dossier aperti su economia e legge elettorale – ha diversi grattacapi.

La manifestazione sportiva, nata nel 1951 ad Alessandria d’Egitto e giunta alla sua ventesima edizione, è la vetrina, ma il progetto politico viene prima. La presenza della premier all’inaugurazione allo stadio Iacovone, insieme al capo dello stato Sergio Mattarella, è perciò tutt’altro che una formalità. In una città che proprio alla vigilia dei Giochi è tornata al centro dell’agenda nazionale anche per il futuro dell’ex Ilva. Mattarella ha definito le difficoltà di Taranto su occupazione, salute, sviluppo e qualità della vita «un problema e, insieme, un impegno nazionale». Meloni ha annunciato per i primi giorni di settembre un nuovo tavolo sull’acciaieria e, parallelamente, un tavolo specifico per la città.