La politique d’abord, la politica prima di tutto. Il rischio è che sia anche prima dell’economia francese. L’impasse che blocca la politica di bilancio transalpina sembra parafrasare il motto di Charles Maurras, il teorico del movimento nazionalista Action Francaise dell’alba del secolo scorso. Il combinato disposto è che, con il paese nel cul de sac della crisi politica focalizzata sulle elezioni presidenziali di aprile, si rischia una esplosione del deficit fino a raggiungere il 5,5%, ha avvertito giovedì un rapporto dell’Ispettorato generale delle Finanze francese.

Il governo Lecornu, governo macroniano di minoranza che si regge sulle astensioni, non ha la forza per approvare una politica di bilancio e le opposizioni di destra e sinistra radicale, entrambe gagliarde e determinate, guardano al voto di aprile. E puntano al tanto peggio tanto meglio per accusare Macron e quel che resta della sua maggioranza di aver fatto sprofondare la Francia nelle sabbie mobili dell'indebitamento. Fino al collo.

“Ecco il bilancio implacabile di dieci anni di macronismo e una politica economica che non ho mai smesso di combattere – scrive Marine le Pen su X - i tassi ai quali la Francia prende soldi in prestito raggiungono i tristi record della crisi finanziaria 2008. I socialisti-macronisti e i loro alleati Les Républicains si assumeranno finalmente le loro responsabilità e continueranno ad accusarci in modo grottesco. È tempo di ripulire le stalle di Augia (riferimento alle 12 fatiche di Ercole, ndr) che sono diventati i conti della nazione! Serve coraggio e determinazione e io non deludero i francesi”. La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon fiuta l’appuntamento elettorale e non è da meno nello sparare bordate al governo, figurarsi nel garantirgli l’approvazione della legge di bilancio contro il quale ha promosso ripetute mozioni di censura, respinte per un soffio.