Una sola, drammatica, certezza domina le intensissime mosse in preparazione delle prossime elezioni presidenziali in Francia. Chiunque venga eletto presidente nel maggio 2027 non disporrà di una maggioranza parlamentare in appoggio al proprio governo. È l’ennesimo frutto avvelenato dell’avventuristica decisione di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée nationale nel maggio 2024. Allora, dopo il voto, nessuno schieramento ha ottenuto una maggioranza e l’attitudine settaria, soprattutto dei socialisti, ha impedito ogni tentativo di governo di unità nazionale, quindi si sono succeduti quattro governi minoritari in ventidue mesi, con un ritmo degno delle peggiori stagioni della politica italiana. Ovviamente il lavoro parlamentare è stato debole ed è stata praticamente nulla l’attività di esecutivi attenti esclusivamente a non fare passare una mozione di censura.

Il problema, per la Francia, è che questo stesso sarà l’equilibrio, anzi lo squilibrio parlamentare, dopo le elezioni presidenziali della primavera del 2027, a fronte dello stesso Parlamento eletto nel 2024, e quindi il nuovo presidente dovrà varare comunque un governo di minoranza, attendere che non riesca a governare e perdere alcuni mesi prima di poter sciogliere l’Assemblée nationale nella speranza di riuscire a portare a casa una maggioranza parlamentare. Uno scenario certo nel caso che Jordan Bardella vinca la gara per l’Eliseo, con una Marine Le Pen tagliata fuori dalla gara a seguito di una condanna di ineleggibilità.