«La Sardegna non deve essere il luogo in cui il Paese relega i propri problemi penitenziari», ma semmai «il luogo in cui l’Italia sperimenta una risposta più intelligente, costituzionale e più lungimirante: un sistema in cui la pena non sia solo separazione, ma responsabilità; non solo custodia, ma ricostruzione; non solo costo sociale, ma investimento civile».
Sono le frasi finali del documento diffuso da 26 intellettuali e professionisti sardi, sull’esecuzione penale nell’Isola. Racchiudono il senso della lettera-appello rivolta a tutte le istituzioni (dal Governo, col ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fino a Regione ed enti locali): «Superare l’Isola-carcere», per promuovere «un sistema penitenziario capace di sicurezza, responsabilità e sviluppo civile».
Il documento
Noi sottoscritti, provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura, dell’università, della giustizia, dell’amministrazione penitenziaria, delle professioni, del lavoro sociale e della società civile, riteniamo necessario aprire in Sardegna una discussione pubblica sull’esecuzione penale. Non si tratta di una questione di settore, riservata agli addetti ai lavori. Il modo in cui una comunità pensa il carcere riguarda la qualità della democrazia, il rapporto tra sicurezza e diritti, il destino dei territori e la capacità delle istituzioni di produrre fiducia.








