Instagram @hackorwackwithdnkat
La pediatra Carla Tomasini a Fanpage.it ha spiegato che il problema non è tanto come vestiamo i nostri figli, ma se li stiamo educando a riconoscere un abuso.
I video di mamma Kat sono virali sui social da giorni e stanno raccogliendo milioni di visualizzazioni. La content creator ha sollevato un problema di cui si parla molto poco: l'abbigliamento per bambini o meglio, le differenze che esistono tra i vestiti per maschi e quelli per femmine. Il suo "I'm so sorry girl moms" sta facendo il giro di Instagram e del mondo. La sua denuncia ha riscosso tutto questo successo forse proprio perché ha trovato un pubblico ampio che vive lo stesso disagio e che non sa con chi prendersela, con chi confrontarsi: i genitori si sono riconosciuti in lei.
Tanti, infatti, nei commenti ai suoi video, raccontano esperienze simili a quella filmata da lei nei negozi per l'infanzia: la difficoltà di acquistare capi comodi per le bambine, il rammarico di vedere per loro costumi inutilmente sgambati mentre quelli dei maschietti sono decisamente più coprenti. Come a dire: i bimbi hanno il privilegio della comodità, le bimbe devono essere carine e fashion. Ma per chi? La pediatra Carla Tomasini già l'anno scorso aveva evidenziato questa problematica, aveva portato alla luce il tema, basandosi sull'esperienza diretta di madre. Al momento dell'acquisto di un costume per sua figlia, si era trovata davanti reggiseni imbottiti, modelli ricalcati su quelli per donne adulte, sulle esigenze del corpo di una donna adulta. Nuovamente interpellata sul tema, ha commentato la differenza denunciata da mamma Kat.








