di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Bruxelles include gli incentivi per sostituire le caldaie fossili tra le spese ammesse alla nuova flessibilità Ue. Ora spetta al governo decidere gli aiuti
Non è ancora un nuovo bonus e non sarà Bruxelles a versarlo direttamente alle famiglie. Ma la strada è stata aperta: tra gli interventi che i governi potranno finanziare utilizzando la nuova flessibilità europea per la sicurezza energetica ci sono esplicitamente le sovvenzioni destinate a sostituire le caldaie alimentate da combustibili fossili con «alternative pulite, come le pompe di calore». Se l’Italia deciderà di sfruttare questa possibilità, una parte dei circa 14,4 miliardi di euro di maggiore spazio di bilancio disponibile nel triennio 2026-2028 potrebbe quindi servire ad alleggerire il costo sostenuto da chi abbandona gas, gasolio o Gpl per riscaldare la propria abitazione con l’elettricità.
Il contributo, ovviamente, non esiste ancora. La Commissione europea ha stabilito quali spese potranno beneficiare della deroga alle regole del Patto di stabilità, ma la misura non è ancora operativa. Il governo ha annunciato l’intenzione di utilizzare pienamente la flessibilità disponibile, ma deve ancora definire gli interventi e quantificarne il costo. Secondo il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, le proposte italiane potrebbero essere inviate a Bruxelles «ai primi di settembre». La Commissione valuterà poi ogni misura caso per caso e il via libera dovrà essere formalizzato dal Consiglio su sua raccomandazione.







