Il virus del Nilo Occidentale ha ormai smesso di essere una meteora epidemiologica estiva per trasformarsi in un inquilino abituale della Penisola. I dati aggiornati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) tracciano la mappa di un'infezione ormai endemica: dall'inizio dell'anno al 19 agosto si contano in Italia 312 casi confermati nell'uomo e 13 decessi, con la presenza del patogeno individuata in ben 60 province di 16 regioni. Numeri che vedono l'Italia al vertice dei contagi in Europa secondo l'ECDC, in un quadro globale che comprende anche 156 forme neuro-invasive e 40 positività identificate nei donatori di sangue. La diagnosi di precisione Di fronte a un virus che espande il proprio raggio d'azione favorito da stagioni calde sempre più lunghe, la comunità scientifica invita a un cambio di passo nella gestione delle febbri stagionali. "Il virus West Nile non è più un fenomeno episodico, è presente stabilmente nel nostro Paese e i motivi di questa diffusione sono da ricercare nelle condizioni climatiche che diventano sempre più favorevoli ai vettori, con temperature sempre più elevate e periodi caldi più lunghi", spiega Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all'Università Federico II di Napoli. "I dati e i casi ufficiali rappresentano solo una parte del fenomeno: riusciamo a intercettare le forme più gravi, cioè quelle neuroinvasive, e i casi asintomatici attraverso lo screening dei donatori di sangue, ma ci sfuggono tutte le sindromi febbrili lievi - continua - che le persone etichettano come un'influenza. Dovremmo passare a un approccio basato sulla diagnostica di precisione, cioè dare quando è possibile il nome e il cognome alla causa della febbre. Questo permetterebbe di riconoscere meglio la reale circolazione del virus e di ridurre l'uso inappropriato di antibiotici, inefficaci contro un'infezione virale. Non significa fare esami a pioggia, ma costruire percorsi diagnostici intelligenti basati su sintomi, stagione, residenza e viaggi". La geografia del contagio mostra chiaramente come l'infezione non sia un fattore confinato a poche zone circoscritte. "La febbre da virus West Nile - evidenzia Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università del Salento - è ormai da considerare endemica. Se è pur vero che la circolazione maggiore si riscontra in Pianura Padana, ogni anno sale il numero di province che segnalano casi. Trovare il virus in 60 province significa che è ormai ovunque in Italia. La West Nile è solo la punta dell'iceberg delle malattie trasmesse da vettori ed è urgente intensificare la lotta a questi insetti". Gianni Rezza, docente di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, aggiunge: "Il virus è diffuso su tutto il territorio nazionale, in particolare al Nord e, per il Centro-Sud, in Lazio e Campania. Considerando anche le positività in zanzare e avifauna, solo pochissime regioni restano finora risparmiate. Il prolungarsi dell'estate amplifica la circolazione virale". Lo scenario L'Europa registra ad oggi 429 casi in 9 Paesi, con l'Italia in testa seguita da Grecia e Spagna. "Muta lo scenario delle malattie infettive: servono infrastrutture stabili e un centro dedicato alla preparazione preventiva prima che scoppino le crisi", commenta Rino Rappuoli, direttore scientifico del Biotecnopolo di Siena. Nel frattempo la cronaca racconta l'impatto sul territorio: a Chieti una donna di 75 anni con patologie pregresse è ricoverata in condizioni critiche per una puntura autoctona, in Toscana la positività di una cornacchia a Bagno a Ripoli ha fatto scattare interventi straordinari di bonifica in sette Comuni fiorentini, mentre la Sardegna conta 19 casi nell'Oristanese e il Veneto segnala nuovi contagi in guarigione a Rovigo. Identikit del virus Isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, il West Nile è un Flavivirus trasmesso dalle zanzare (soprattutto del genere Culex) che infettano uccelli selvatici (serbatoio principale), uomo ed equini (ospiti a fondo cieco). Non si trasmette da persona a persona. Dopo un'incubazione da 2 a 14 giorni, la maggior parte degli infetti resta asintomatica. Circa il 20% sviluppa sintomi lievi come febbre, mal di testa, nausea e sfoghi cutanei. In meno dell'1% dei casi (soprattutto anziani o fragili) sviluppa la forma neuro-invasiva con meningiti, encefaliti o paralisi. La diagnosi si effettua in laboratorio mediante ricerca di anticorpi IgM (con test ELISA o Immunofluorescenza) o ricerca molecolare PCR sul sangue e liquido cefalorachidiano. In assenza di un vaccino o di una terapia antivirale specifica per l'uomo, la gestione clinica delle forme gravi prevede la terapia di supporto ospedaliera. Per la prevenzione resta fondamentale proteggersi dalle punture con repellenti e zanzariere ed eliminare ogni ristagno d'acqua nei sottovasi e nei contenitori all'aperto.