Il West Nile continua a circolare in Italia ed è stato rilevato ormai in 60 province, distribuite in 16 Regioni. Dall’inizio dell’anno al 19 agosto sono stati confermati 312 casi di infezione nell’uomo, 86 in più rispetto al precedente aggiornamento della sorveglianza, fermo al 12 agosto. I decessi sono 13. Il dato arriva dall’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato nel giorno del World Mosquito Day. Un bilancio che restituisce un quadro meno pesante rispetto allo scorso anno sul piano dei casi e della mortalità, ma che allo stesso tempo mostra quanto il virus sia ormai presente in una parte molto ampia del territorio nazionale.
Dei 312 casi accertati, 156 hanno riguardato la forma neuro-invasiva, quella più grave, che può colpire il sistema nervoso provocando encefalite, meningite o altre complicanze neurologiche. Tra questi c’è un caso importato dalle Maldive. Altri 115 pazienti hanno sviluppato una forma febbrile, mentre 40 infezioni sono state scoperte in donatori di sangue che non presentavano sintomi. Tra i casi di febbre figura invece un’infezione contratta in Burkina Faso.
È proprio la vicenda dei donatori a raccontare uno degli aspetti più insidiosi della circolazione del West Nile. Una parte delle persone infettate non si ammala in modo evidente e può quindi non sapere di aver contratto il virus. In questi casi è il controllo sul sangue donato a far emergere l’infezione. Non si tratta soltanto di un dato epidemiologico. Individuare il virus nei donatori permette di intercettare una circolazione che altrimenti potrebbe rimanere nascosta e, soprattutto, di adottare le misure necessarie per evitare la trasmissione attraverso le trasfusioni. È anche per questo che l’Istituto superiore di sanità insiste sulla necessità di mantenere alta la sorveglianza, con diagnosi tempestive e controlli accurati.









