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Era un lunedì. Lunedì 20 agosto di otto anni fa. Nel canyon del Raganello c’era gente che camminava dentro l’acqua, arrampicandosi tra le rocce, passando attraverso gli scivoli naturali e le strettoie di una gola che in estate diventa una delle mete più frequentate del Pollino. Il rumore del torrente accompagna la salita verso Civita disegnando quel mondo di pietra, scavato in mezzo a uno dei paesaggi mozzafiato del Parco. Un luogo incantato scelto dai turisti che arrivavano lì per le escursioni guidate tra le acque gelide del fiume. Vite umane che, ad un certo punto, tra quegli spuntoni, sono diventate improvvisamente tutte senza valore. Quel luogo di suggestioni naturali è finito alle 13.30 quando è arrivata l’apocalisse sotto forma di un’ondata di piena. Un muro di acqua e fango impastato con vegetazione spontanea e detriti si è rovesciato sugli escursionisti. Ce n’erano tanti dentro quelle gole che si muovevano in ordine sparso. C’era un gruppo organizzato con quindici persone, intere famiglie, con donne e bambini, e una guida. Pugliesi, campani e olandesi. Poi, più avanti degli amici da San Lorenzo Bellizzi insieme a tanta altra gente, in ordine sparso, con giovani e meno giovani, tutti appassionati di torrentismo.