FAVARO VENETO - «Non ho sentito nessuno scoppio, soltanto quel vigile del fuoco che bussava alla mia porta gridandomi di uscire immediatamente». A parlare è uno dei residenti della palazzina "H" del complesso "Triestina 68" a Favaro Veneto in cui ieri pomeriggio, attorno alle 14.30, è divampato un incendio partito dal salotto di un appartamento al quarto piano (ne riferiamo a pagina 14 del fascicolo nazionale). All'interno della casa, in quel momento, si trovavano un uomo di 59 anni e la sua compagna, entrambi messi in salvo dai vigili del fuoco e soccorsi dal Suem 118. L'uomo, ricoverato ora in condizioni gravissime nel reparto di Rianimazione dell'ospedale dell'Angelo di Mestre, quando è scoppiato l'incendio era collegato ad una bombola di ossigeno (per via di patologie pregresse) che ne sarebbe stata la causa scatenante.

GLI EVACUATI Alle 15, un centinaio di inquilini evacuati dalla palazzina "H" e da quella accanto, si trovavano nel parco al centro del complesso in attesa di sapere se avrebbero potuto rientrare nei loro alloggi quantomeno per la notte. «Nell'appartamento al di sopra di quello andato a fuoco vive mia sorella racconta un'anziana . Passerà la notte da me; ma tante altre famiglie che ora si trovano qui, se non gli verrà permesso di rientrare, non hanno dove andare». L'Ater di Venezia, proprietaria della palazzina e di tutto il grande complesso in cui si inserisce (un tempo conosciuto come "Pantera rosa" per il colore delle sue pareti), in serata era già riuscita a trovare delle sistemazioni per le quattro famiglie i cui appartamenti si sono rivelati inagibili: quello andato a fuoco, l'alloggio al piano di sopra, quello alla sua destra e quello sottostante. «Al di sotto dell'abitazione andata a fuoco ci vivo io», afferma un uomo immobile a guardare verso l'alto casa sua, a due passi da un gruppo di vigili del fuoco seduti a terra, stremati da caldo e fatica. «Il mio appartamento non è stato intaccato dalle fiamme aggiunge . Il problema è tutta l'acqua che è stata usata per spegnere l'incendio, che ora mi sta allagando casa». IL PANICO Prima di scendere nel cortile interno, però, nessuno si era reso conto di quanto stava accadendo: «Forse perché, con questo caldo, siamo tutti barricati in casa con l'aria condizionata e il televisore acceso, quindi i rumori si sentono molto di meno dice una ragazza che si trovava in visita alla nonna . Se c'è stata un'esplosione, io di certo non l'ho sentita. Mia nonna stava dormendo sul divano, l'ho svegliata io quando i vigili del fuoco hanno iniziato a bussare a tutte le porte gridando. Un anziano che le vive accanto, svegliato anche lui di soprassalto, ha preso così tanta paura per via di questo trambusto che stava per sentirsi male. L'ho aiutato io a scendere le scale, cercando di tranquillizzarlo e spiegandogli che, nella nostra ala di palazzina, non c'era alcun problema». Arrivato nel giardino, guardando in alto e vedendo i danni che il fuoco aveva fatto, l'anziano non è riuscito a trattenere le lacrime. «Può succedere a tutti ha commentato . Qui c'è da aver paura ad attaccare una spina alle prese delle corrente. Gli impianti sono al collasso, si può saltare in aria da un momento all'altro. Non è sempre stato così: quando è stato costruito era così bello».Un nucleo familiare, la notte scorsa, è stato ospitato da alcuni parenti; gli altri sono stati trasferiti per cinque giorni in una struttura del Comune, in attesa che vengano preparati loro degli alloggi sostitutivi in cui potranno stare fino a che gli appartamenti in cui vivevano non torneranno ad essere agibili. «Probabilmente mai», afferma un gruppo di inquilini radunati sotto ad un albero. «Sei mesi fa è scoppiato un incendio in un altro alloggio dell'Ater nella palazzina qui davanti continuano . Ora, quella struttura è ancora chiusa; non è mai stata sistemata. Le famiglie che vi vivevano abitano in un alloggio sostitutivo, e chissà quando potranno tornare a casa loro». IL COMPLESSO Il complesso "Triestina 68" è formato, in totale, da 208 alloggi, di cui oggi 37 sono sfitti e 171 abitati. Con questi numeri, si configura come l'insediamento popolare di proprietà dell'Ater più grande di tutta la Città Metropolitana. Un insediamento così vasto da essere praticamente ingestibile e che, di fatto, non viene gestito. «L'Ater ci ha abbandonati tanti anni fa raccontano gli inquilini della palazzina "H" . Qui manutenzioni non ne sono mai state fatte: le nostre case sono marce; la struttura cade a pezzi. Le pareti esterne si stanno scrostando, i percorsi pedonali sono pericolosi, ci sono soltanto due rampe per i tanti disabili che vivono qui e siamo persino rimasti senza un'intera parete della cappottatura esterna, rimossa anni fa perché stava cedendo. L'Ater ci aveva promesso interventi, ancora quando il suo presidente era Raffaele Speranzon, ma i fondi sono stati tutti spesi in altri condomini». L'ULTIMATUM SICUREZZA Appena dieci giorni fa, inoltre, il condominio ha avuto problemi con l'acquedotto e, dopo un sopralluogo dei vigili del fuoco, i pompieri avrebbero stilato un verbale "di fuoco" sulle condizioni degli spazi comuni e, soprattutto, delle vie di fuga intasate da rifiuti di ogni tipo, mettendo così a rischio l'incolumità delle persone in caso di emergenza nei palazzoni. Da queste verifiche era nato un "ultimatum" lanciato dai vigili del fuoco ai residenti. Sui portoni di tutte le scale, venerdì 17 luglio, era comparso un avviso in cui si leggeva: "Sgombero immediato spazi comuni. Entro sette giorni tutti gli oggetti privati devono essere rimossi. Scaduto il termine di una settimana, l'amministrazione incaricherà una ditta per lo sgombero forzato, con i costi a carico degli inquilini per i materiali trovati sui pianerottoli e di tutte le scale per gli oggetti rimossi nelle altre parti comuni". Un avviso che, ad oggi, sembrava essere quasi premonitore e che, eppure, non è stato considerato.