L’ex sindaco che inaugurò l’opera racconta la genesi di un impianto datato "Ci vollero vent’anni per realizzarlo ma alla fine partì con il potabilizzatore. Problemi? Con questi terreni argillosi possono esserci, ma guai sparare a zero".Dopo i ’post’, i ’prima’. E quei ’prima’ sono firmati Giorgio Tornati, ex sindaco di Pesaro, ex parlamentare, ex tutto. Anche ex direttore (per un anno) di Ato. Ma soprattutto colui che tagliò il nastro dell’acquedotto. E, ancora di più, colui che studiò per filo e per segno come una mega opera del genere possa pescare dal Metauro, inghiottiore acqua e poi potabilizzare cotanto flusso che, ai tempi, riceveva persino gli scarichi di certi Comuni.
Tornati, guardandola viene in mente quel manifesto sacro, bianco e verde: ’L’acqua è poca, non sprecarla’. "Erano anni complessi, quelli. Sull’acquedotto di Pesaro si potrebbe scrivere una storia lunghissima e intricata".
Quando se ne iniziò a parlare? "Fu, ovviamente, progettato dai sindaci prima di me. Io andai in Consiglio che già c’era il piano. Il progetto fu commissionato da De Sabbata".
Come fu l’avvio? "Complesso. Tenete conto che c’era anche un altro grosso problema: il potabilizzatore. Un’opera immane per quella volta. Senza contare i soldi che non bastavano mai e che bisognava reperire".







