La filiera italiana difende l’attuale impostazione dell’iperammortamento (il nuovo piano Transizione 5.0). I dati riportati sulla distribuzione dei progetti, pubblicati ieri dal Sole 24 Ore, ed elaborati direttamente dal ministero delle Imprese e del made in Italy sulla base delle prenotazioni ricevute dal Gse, indicano che solo il 2% dei 4,75 miliardi di euro si riferisce a impianti da energia rinnovabile e software.
Secondo Enel, che controlla 3Sun, va considerato che «il dato riguarda una fase iniziale di appena due mesi». Si sottolinea poi che «non viene confrontato con alcun benchmark storico e non dimostra alcun nesso causale tra la debole adesione e i requisiti europei sui moduli fotovoltaici». «La scelta di puntare sui pannelli europei, di premiare il made in Ue - viene aggiunto - non ne esclude altre, ad esempio tramite agevolazioni oltre Transizione 5.0. Occorre ricordare che 3Sun rappresenta una delle pochissime grandi realtà produttive rimaste in Europa nella filiera fotovoltaica. È un investimento industriale e tecnologico realizzato in Italia, ereditato dall’attuale amministrazione di Enel. Esso contribuisce a preservare competenze, innovazione, occupazione e capacità produttiva in un mercato oggi dominato quasi integralmente dalle importazioni asiatiche.Nessuno mette in discussione la libertà delle imprese di acquistare pannelli prodotti fuori dall’Europa se li ritengono più convenienti. Diverso è sostenere che risorse pubbliche, finanziate dai contribuenti italiani, debbano incentivare l’importazione di tecnologie estere che non generano alcun beneficio per il Paese e per l’Europa. Ridurre il dibattito al solo prezzo di acquisto significa rinunciare, nei fatti, a qualsiasi politica industriale europea».






