Di: Spi La strada si fa subito in salita per i sostenitori dell’iniziativa sulla neutralità. È quanto emerge dai risultati del primo sondaggio SSR dell’istituto gfs.bern, che ha analizzato la situazione all’inizio della campagna per le votazioni federali del 27 settembre. Se si fosse votato lo scorso 9 agosto, il progetto di adottare una prassi più restrittiva in materia di neutralità sarebbe stato infatti bocciato dal 54% dei cittadini contro un 42% di favorevoli (e un 4% di indecisi). Appare invece ancora in bilico l’esito dell’iniziativa sull’alimentazione, con una leggera prevalenza dei contrari (49%) sui favorevoli (47%), ma su questo tema la formazione dell’opinione dei votanti risulta ancora poco avanzata.Ecco, qui di seguito, le tendenze principali e alcuni aspetti particolari rilevati dall’inchiesta demoscopica, cui hanno contribuito 17’212 aventi diritto di tutte le regioni linguistiche del Paese. I due progetti non mobilitano grandi fasce della popolazione: l’intenzione di partecipare al voto si situa al 44% (ben inferiore al valore medio del 47,4%, calcolato sul periodo tra febbraio 2011 e giugno 2026).Neutralità, la maggioranza ha già maturato una sceltaIl primo oggetto in votazione è l’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)“, sostenuta apertamente dall’UDC, che si oppone all’attuale politica di neutralità flessibile e vuole restringere il margine di manovra del Consiglio federale (in particolare nell’adozione di sanzioni contro gli Stati belligeranti).Delle due iniziative al voto, quella che vuole iscrivere nella Costituzione una neutralità “permanente e armata” scalda maggiormente gli animi. Forse anche per questo il 73% degli interpellati dichiara di avere maturato un’intenzione di voto chiara: il 30% decisamente favorevole e il 43% decisamente contrario. Secondo gli estensori del sondaggio, alla luce anche dello scarso numero di indecisi, il quadro delle opinioni su quale neutralità adottare in Svizzera appare quindi molto definito.La corsa in solitaria dell’UDCLa linea di demarcazione più profilata, per questo primo oggetto, è partitica. All’interno dell’elettorato UDC, l’86% intende votare a favore dell’iniziativa sulla neutralità. Tra gli elettorati degli altri partiti, il “no” domina chiaramente: è espresso dall’86% tra i simpatizzanti del PS, dall’81% tra quelli del PVL, a seguire Verdi (78%), Centro (74%) e PLR (64%). Ai blocchi di partenza di questa campagna i democentristi appaiono più isolati che in occasione di altre loro iniziative del passato legate alla politica estera o di sicurezza. Va però evidenziato che tra chi non si riconosce in un partito emerge una risicata maggioranza di favorevoli (52%), a fronte di un 44% di contrari.Un’altra linea di demarcazione fondamentale è tracciata dalla fiducia nel Governo. Le persone che non ne hanno sostengono l’iniziativa al 59%, mentre i fiduciosi la rifiutano al 69%. Il progetto raccoglie così, oltre al sostegno monolitico scolpito nella sfera dell’UDC, anche un potenziale più ampio di cittadini critici nei confronti del Consiglio federale.Svizzera italiana controcorrente sulla neutralitàIl sondaggio ha evidenziato anche un posizionamento differente sul piano regionale. Nella Svizzera italiana è presente una maggioranza del 55% che sostiene una neutralità in chiave democentrista. Nella Svizzera tedesca prevale il “no” con il 57%, e nella Svizzera francese il 49% è critico. È però curioso che in Romandia, dove la base elettorale UDC è meno consolidata, vi sia un 43% di favorevoli.Conta però anche il contesto urbano o rurale da cui proviene chi vota. Si osserva infatti che nelle città l’iniziativa sulla neutralità viene respinta da un 59%, mentre nelle campagne passerebbe con uno stretto 51%. Anche qui nulla di nuovo, il fossato città-campagna era risultato assai profondo, lo scorso giugno, con l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”.Ancora più evidente è lo spartiacque connesso all’istruzione. Il sondaggio mostra, da un lato, che le persone con un grado di formazione ridotto tendono a sostenere l’iniziativa (59%), dall’altro la boccia il 58% di chi ha un background universitario. Risultano invece equilibrate le proporzioni tra chi ha un livello scolastico medio. Infine, se non ci sono differenze sostanziali di voto per sesso e neppure tra votanti domiciliati in Svizzera o all’estero, conta invece l’età. Dal rilevamento demoscopico emerge che il “no” è netto (60%) tra gli over 65. La generazione che ha conosciuto la guerra fredda ha insomma tendenza ad essere più critica sul progetto costituzionale sostenuto dall’UDC.Prevale la cooperazione per la sicurezzaA livello argomentativo, il 70% dei contrari all’iniziativa sulla neutralità condivide l’affermazione secondo cui la cooperazione internazionale per la sicurezza impone di esercitarsi prima di un attacco e che una mancanza di scambi in tema militare sia una minaccia. Depone per il “no”, per un 68%, la volontà di preservare il margine di manovra offerto oggi dalla politica di neutralità flessibile. L’armamentario degli iniziativisti raccoglie percentuali meno elevate: l’ancoraggio della neutralità perpetua nella Costituzione per un 52% mira ad impedire che vi sia un’interpretazione a seconda della situazione politica del momento. Per contro l’esigenza di rinunciare a sanzioni non trova una maggioranza ed è respinta dal 50%, anche nel campo di chi voterà “sì”.Alimentazione, non è ancora maturata la sceltaIn questa fase solo il 60% ha già un’intenzione di voto chiara a favore (27%) o contro (33%), lasciando quindi ancora un ampio margine per convincere chi deve ancora maturare pienamente la propria opinione. Per contro le aspettative sull’esito del voto sono più critiche: il 76% di chi intende partecipare si aspetta una bocciatura dell’oggetto, solo il 24% un’adozione.Raccomandazioni di voto che non fanno presaAnche nel caso dell’iniziativa sull’alimentazione emerge un chiaro posizionamento conflittuale legato agli schieramenti politici. Il consenso è particolarmente marcato tra i simpatizzanti dei Verdi (84%), ma poi cala tra chi si riconosce nel PS (64%) e risulta risicato (55%) tra i sostenitori del PVL. Da notare che questi due ultimi partiti hanno espresso la raccomandazione di bocciare l’iniziativa, mentre i Verdi hanno lasciato libertà di voto.Come si osserva di frequente nei progetti legati alla politica ambientale è tra i simpatizzanti del PVL e quelli del Centro che si situa il passaggio di maggioranza tra favorevoli e contrari. Il rifiuto infatti predomina nell’area dei partiti borghesi classici, con questa progressione di contrari: il Centro (58%), UDC (62%) e PLR (69%).Cosa mettere nel piatto? Lo suggerisce il redditoIl livello di consenso varia anche secondo il reddito del nucleo familiare. L’iniziativa sull’alimentazione beneficia attualmente di un vasto sostegno tra gli aventi diritto di voto con redditi bassi: il 57% delle persone il cui reddito del nucleo familiare è inferiore a 3’000 franchi o si situa tra 3’000 e 5’000 franchi è certamente o piuttosto favorevole al progetto. I contrari prevalgono, seppur di poco, tra chi ha un reddito mensile superiore a 11’000 franchi.Lo schema prevalente negli oggetti di politica ambientale, che raccolgono consensi maggiori in ambito urbano, qui è meno pronunciato. Si conferma tuttavia uno zoccolo duro di contrari in ambito rurale. Le differenze sono più evidenti per genere: il 55% delle donne vuole accettare l’iniziativa sull’alimentazione, contro il 39% degli uomini.Convince la difesa dell’acqua potabileTra gli argomenti a favore dell’iniziativa quello più convincente è che, in conseguenza di cambiamenti climatici e inquinamento, occorre una pianificazione nazionale per garantire la presenza di acqua potabile e acque sotterranee pulite (l’84% si dice assolutamente/piuttosto d’accordo). Il 75% ritiene anche che oggi la Svizzera dipenda troppo in tempi di crisi dalle importazioni di derrate alimentari.Per i contrari all’iniziativa l’affermazione più convincente (69%) è che non dovrebbero essere le regolamentazioni dello Stato a decidere cosa la popolazione svizzera è autorizzata o meno a mangiare. Per un 68% non appare realistico portare il tasso di autoapprovvigionamento al 70% nello spazio di dieci anni.Il sondaggio è stato realizzato sulla base delle opinioni raccolte dall’istituto gfs.bern attraverso interviste telefoniche e pagine allestite sui portali d’informazione della SSR. Il margine d’errore statistico, per eccesso o per difetto, è di 2,8 punti percentuali06:55NotiziarioNotiziario 21.08.2026, 06:00