LEONE XIV E I MOVIMENTIQuasi mezzo secolo dopo la visita di Giovanni Paolo II, di quel che pensi Leone XIV sui movimenti e sul loro ruolo nel mondo e nella Chiesa si sa ben pocodi21 AGO 26Leone XIVRoma. “L’amor che move il sole e l’altre stelle” è il titolo dell’edizione 2026 del Meeting di Rimini che si apre oggi e questo amore attorno cui tutto ruoterà è la visita del Papa, domani pomeriggio. Leone XIV, entrato da pochi mesi nel suo secondo anno di pontificato, ha subito accettato l’invito a recarsi in fiera, quarantaquattro anni dopo il primo e unico Pontefice ad aver messo piede al Meeting: allora fu Giovanni Paolo II, ben lieto di passare fra gli stand, di parlare, di rispondere alle domande che gli venivano poste e pure di cantare in polacco. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, il mondo è diverso e pure la Chiesa non è quella del 1982. Allora i movimenti rientravano a pieno titolo nella strategia wojtylana di ridare forza e respiro alla Chiesa uscita non proprio in splendida forma dai marosi postconciliari. Si parlava – un po’ come oggi – di crisi della fede, di crollo delle vocazioni, di secolarizzazione. Il Papa venuto dall’est vide in quegli enormi serbatoi di cristiani attivi e dinamici, pieni di idee e animati da insperato spirito creativo, il motore per cambiare il corso di una storia fin troppo annunciata e scontata. Quasi mezzo secolo dopo, di quel che pensi Leone XIV sui movimenti e sul loro ruolo nel mondo e nella Chiesa si sa ben poco. L’anno scorso, ricevendoli in piazza San Pietro in occasione del Giubileo loro dedicato, non disse nulla che facesse intendere un’idea precisa sulla loro missione in questo frangente di valori liquidi o crollati. E anche nei vari – pochi – appuntamenti istituzionali con i moderatori dei movimenti non si sono intraviste chiavi di lettura particolari e originali. Forse si tratta di una scelta voluta, dopo le scosse telluriche date da Papa Francesco, che ai movimenti – a Comunione e liberazione ma anche agli altri, con toni non certo imbevuti di clericale melassa – impose un ravvedimento circa il significato della parola carisma, dopo aver ammonito proprio i ciellini al principio del pontificato (era il 2015) a non trasformarsi in “guide da museo o adoratori di ceneri”. Don Giussani, aggiunse il Papa, “non ve lo perdonerebbe mai”. Era un alert – all’epoca assai sottovalutato – su quel che si sarebbe verificato anni dopo. A ogni modo, ora l’attenzione è tutta su Leone: il Meeting di quest’anno, inevitabilmente, ruoterà attorno al suo intervento di domani pomeriggio che eccezionalmente sarà trasmesso in diretta in tutte le quattro sale principali, le cinque arene e negli undici schermi aggiuntivi appositamente allestiti. Leone XIV arriverà in fiera da San Marino (nel piccolo stato si recherà in vista ufficiale in mattinata mentre nel tardo pomeriggio sarà prima in cattedrale a Rimini e poi al porto, dove celebrerà la messa) alle 14.45. Poco dopo visiterà la mostra su sant’Agostino e quella su Léon Harmel, quindi saluterà i partecipanti e alle 16 prenderà la parola nel Grande auditorium. Sarà un discorso non lungo (venti minuti al massimo), che verosimilmente deluderà quanti si attendono di capire tra le righe cosa pensi il Papa americano dei movimenti o di Cl in particolare. Robert Prevost il Meeting lo conosce, c’è stato anni fa – in incognito – quando non era neppure vescovo. E ci andò perché gli piaceva un ambiente dove far fruttare il dialogo e l’amicizia fra i popoli, cardini portanti del suo pontificato che tornano in ogni discorso, omelia e post su X. Probabile che l’agostiniano diventato Papa di questo ragioni davanti un popolo in fervente attesa. Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
Domani il Papa al Meeting di Rimini. Previsioni facili su quel che dirà
Quasi mezzo secolo dopo la visita di Giovanni Paolo II, di quel che pensi Leone XIV sui movimenti e sul loro ruolo nel mondo e nella Chiesa si sa ben poco















