Poco più di 37 milioni di euro. E’ la somma della confisca confermata in Corte di Appello nei confronti dei beni di Patrizia Gianferrari, 69enne originaria di Sassuolo, ma volto conosciuto a Riccione, dove trascorre il suo tempo. I finanzieri del Comando provinciale di Bologna hanno eseguito il decreto emesso dalla Corte di Appello. Un pronunciamento che ha confermato integralmente le misure di prevenzione patrimoniali e personali disposte già nel novembre dello scorso anno dal Tribunale bolognese nei confronti dell’imprenditrice. Oltre alla confisca è prevista la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 4 anni.
Tra i beni finiti nel vortice dell’inchiesta che l’ha riguardata ci sono compendi aziendali di diverse società attive nel commercio di materie plastiche, del ferro e nel settore immobiliare, oltre a complessi residenziali, denaro, preziosi, orologi di lusso e auto. Un patrimonio da nababbi, che non andava di pari passo con le ridotte fonti reddituali ufficiali della Gianferrari, secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle.
Le indagini sono nate sono nate da uno screening volto all’individuazione di persone potenzialmente destinatarie di misure di prevenzione patrimoniali, ai sensi del Codice antimafia. Gli accertamenti di natura economico-patrimoniale hanno consentito di ricostruire la posizione dell’imprenditrice al centro di una fitta rete di società. I finanzieri hanno scoperto una serie di aziende intestate a prestanome compiacenti ma gestite di fatto dalla donna e dai suoi due figli, utilizzate per ottenere finanziamenti bancari anche garantiti dallo Stato.






