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Ultimo aggiornamento: 17:49

“Ha portato avanti un proposito criminoso per lungo tempo”, costruendo “un meccanismo che le consentisse il trasferimento di ingenti somme di denaro” e tentando poi “di giustificare l’ingiustificabile”. Con queste parole la IV sezione penale della Corte d’Appello di Milano descrive la condotta di Irene Pivetti nelle motivazioni della sentenza che ha confermato la condanna a quattro anni per evasione fiscale e autoriciclaggio.

Il verdetto, pronunciato il 10 dicembre scorso, riguarda il processo nato dall’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e coordinata dal pm Giovanni Tarzia. Al centro dell’indagine una serie di operazioni commerciali del 2016 per circa 10 milioni di euro, legate in particolare alla compravendita di tre Ferrari Granturismo che, secondo l’accusa accolta dai giudici, sarebbero state utilizzate per riciclare proventi derivanti da illeciti fiscali.

Nelle 46 pagine di motivazioni i giudici Fagnoni, Centonze e Marchiondelli parlano di “estrema gravità dei fatti” e sottolineano come l’ex presidente della Camera abbia agito con “elevata intensità del dolo”, adottando “comportamenti capziosi” per precostituirsi “postume giustificazioni”. Un atteggiamento che, secondo la Corte, si sarebbe protratto anche durante il processo, con il tentativo di trovare “escamotage per depotenziare i propri illeciti”.