Bologna, 21 agosto 2026 – C’è un filo invisibile che parte dal Camerun e arriva fin sotto le Due Torri. Un filo che racconta la storia di un bambino di soli dodici anni che, con gli occhi colmi di speranza e il cuore pieno di coraggio, ha lasciato un piccolo ambulatorio di Douala per raggiungere l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e lottare contro una complessa malattia maligna al femore distale. Un viaggio reso possibile dall’impegno straordinario di Ortopedici.org e ProBone, realtà che insieme hanno unito le forze per aprire al piccolo le porte delle cure italiane: migliaia di chilometri azzerati da un’incredibile catena di mani e di cuori, unita dalla volontà di donargli una nuova possibilità.

Cesare Faldini, direttore della Clinica Ortopedica I del Rizzoli, e Alessandro Gasbarrini, direttore della struttura complessa di Chirurgia vertebrale, questa storia affonda le sue radici lontano, precisamente in Africa. In che modo è cominciata?

CF: “Bisogna fare un salto indietro fino alla scorsa primavera. Ho conosciuto questo bambino nel mese di maggio, nel corso di una spedizione con Ortopedici.org (organizzazione di volontariato di cui Faldini è presidente, ndr). Il piccolo è entrato in ambulatorio reggendosi su due stampelle, insieme a suo padre, con un ginocchio molto gonfio, ma senza aver subito alcun trauma. Nessuna caduta giocando a pallone con gli amici o episodi simili”.