Il business delle auto da collezione non solo gode di ottima salute nonostante le incertezze internazionali e molte aree critiche. Ma anzi evidenzia un'evoluzione nelle dinamiche e nel profilo degli 'attori' che lascia ipotizzare momenti di ulteriore crescita a medio e lungo termine. Lo afferma uno studio degli esperti di Hagerty, il leader nelle assicurazioni e nei servizi per il mondo delle vetture storiche e quelle da collezione, che ha analizzato in profondità i risultati delle aste che si sono tenute durante la Monterey Car Week. Chiuse le fasi amministrative e burocratiche, il volume d'affari complessivo è risultato essere di 758,3 milioni, ben oltre l'iniziale indicazione di mezzo miliardo di dollari fornita nei giorni scorsi. Questa cifra non ha semplicemente superato i 432,8 milioni registrati nell'edizione 2025, ma ha letteralmente polverizzato il record storico delle aste della settirmana di Pebble Beach di 471 milioni che era stato stabilito nel 2022. Inoltre il prezzo medio di vendita ha registrato un balzo vertiginoso del 64%, salendo a 866.107 dollari rispetto ai 529.034 dell'anno precedente. In dettaglio il mercato ha mostrato quest'anno una vitalità straordinaria concentrata soprattutto nella fascia più alta del collezionismo: Il tasso di vendita (sell-through rate) si è attestato al 75%, con 844 lotti venduti sui 1.124 offerti. Un dato pressoché identico al 76% del 2025, a dimostrazione che il boom non è dipeso da una compravendita di massa, bensì dal valore intrinseco dei singoli lotti. Nei risultati delle aste le "otto cifre" - cioè da almeno 10.000 milioni - sono state raggiunte da ben 11 vetture cioè un numero superiore alla somma delle vetture a otto cifre vendute nelle ultime cinque edizioni di Monterey messe insieme. E almeno 130 auto hanno superato la soglia del milione. L'analisi dei lotti evidenzia uno spostamento generazionale e geografico nelle preferenze degli acquirenti e dei grandi investitori internazionali. Si è registrata - affermano gli esperti - una vera esplosione delle supercar e hypercar moderne (modelli post-1990 e contemporanei) che hanno trainato le contrattazioni fino a costituire più della metà delle vendite totali. Vetture come la Ferrari F50 del 1996 (venduta a 14,57 milioni di dollari) e la McLaren F1 GTR del 1996, passata di mano per la cifra record di 34,65 milioni di dollari (diventando l'auto britannica più costosa della storia delle aste), confermano inoltre l'ascesa di scelte che sono attribuibili alla Generazione X e ai Millennial. Altra novità evidenziata alle aste della Monterey Car Week è stata l'ascesa trionfale delle icone americane degli Anni '60. La 'regina' assoluta della settimana è stata la Shelby Cobra Daytona Coupe del 1964, vettura personale di Carroll Shelby. E' stata battuta da Gooding & Company per l'incredibile cifra di 42,9 milioni di dollari, diventando l'auto americana più costosa di sempre tra quelle vendute a un'asta pubblica. Subito dietro, una Chevrolet Corvette Grand Sport del 1963 ha raggiunto i 18,7 milioni di dollari. Su tutto - ribadiscono gli analisti - ha prevalso la grande attenzione ai contenuti dei lotti ed alle loro condizioni, Questo atteggiamento - che viene definito selettività estrema - rivela una forte polarizzazione e una selettività chirurgica. La speculazione generalizzata degli anni passati ha ceduto il passo a una rigorosa razionalità. I collezionisti sono disposti a pagare premi stratosferici e a darsi battaglia a suon di rilanci solo in presenza di tre requisiti fondamentali: rarità assoluta, provenienza certificata e rilevanza storica. Cioè spiega anche perché i modelli più comuni degli Anni '50 e '60 o le vetture prive di una documentazione impeccabile abbiano faticato a raggiungere le stime minime. Ciò conferma che la base del mercato sta vivendo una fase di normalizzazione, mentre la vetta si muove su dinamiche finanziarie indipendenti. Le aste dei big a Monterey, The Quail e Pebble Beach - cioè RM Sotheby's, Gooding Christie's, Mecum e Broad Arrow - confermano dunque che ll collezionismo di livello istituzionale considera ormai l'automobile d'epoca un bene rifugio tangibile, impermeabile alle oscillazioni cicliche dell'economia tradizionale.