Il kernel Linux continua ad allargare il supporto all’hardware più recente, ma nello stesso tempo deve fare i conti con oltre 20 anni di codice accumulato per piattaforme ormai quasi scomparse. Il prossimo ciclo di sviluppo si muove quindi in una doppia direzione: da una parte arrivano nuovi SoC e nuove schede, dall’altra prende forma una delle pulizie più estese del vecchio supporto ARM a 32 bit. Linux 7.3 introduce infatti il supporto per piattaforme come Apple M3 Pro, M3 Max e M3 Ultra, Samsung Exynos 1580, Sophgo SG2000 e Qualcomm Shikra; parallelamente, numerose architetture ARM storiche vengono formalmente accantonate.
Non si tratta ancora di una rimozione vera e propria. Il codice resta infatti presente nel kernel, ma i manutentori hanno segnalato quali componenti potrebbero sparire nei cicli successivi se nessuno dimostrerà di usarli e mantenerli.
Dietro la decisione c’è un problema concreto: alcune di queste piattaforme risalgono all’epoca precedente alla diffusione del Device Tree e trascinano con sé board file, driver, workaround e configurazioni che oggi complicano modifiche più generali al kernel.
Il dato più significativo riguarda proprio la quantità di codice coinvolta. Dei 28 vecchi board file ARM ancora presenti, 22 entrano tra i candidati alla rimozione; secondo il manutentore Arnd Bergmann, una volta eliminate le piattaforme prive di utenti potrebbero diventare inutili anche centinaia di driver. In pratica, il kernel non sta semplicemente cancellando vecchie macchine: sta cercando di liberarsi di intere catene di dipendenze che non hanno più un utilizzatore reale.







