Il 19 agosto Donald Trump ha annunciato su Truth Social quella che ha definito "l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese": una campagna di isolamento finanziario e commerciale integrale contro l'Iran, accompagnata dalla minaccia di "conseguenze tremende" per qualsiasi Stato che continui a intrattenere rapporti con Teheran attraverso istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi. Contrabbando di petrolio, linee di scambio, trasferimenti di contante, cambiovalute, registri navali di comodo, società fantasma: "Sapete chi siete", ha scritto il presidente, battezzando l'iniziativa un vero e proprio "D-Day economico".

L'annuncio non arriva nel vuoto. Cade mentre il conflitto aperto tra Washington e Teheran si avvicina al sesto mese senza che si intraveda una via d'uscita diplomatica o militare, mentre gli Emirati Arabi Uniti - fino a ieri il principale canale commerciale dell'Iran, con oltre il 30% delle importazioni iraniane transitate da Dubai secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio - hanno sospeso ogni rapporto finanziario e commerciale con Teheran dopo il presunto lancio di due missili balistici iraniani contro il territorio emiratino (accusa che l'Iran respinge come "false flag"). E cade, non è un dettaglio secondario, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato di novembre, con Trump sotto crescente pressione interna per una guerra che non si chiude.