Donald Trump ha promesso per l’Iran «una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti», annunciando la «più devastante operazione economica mai intrapresa contro un paese». In un messaggio pubblicato mercoledì sera su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha anche minacciato gravi conseguenze per qualsiasi paese che continui a sostenere o a fare affari con Teheran. «Qualsiasi paese che permetterà alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, autorità aeroportuali o istituzioni pubbliche di offrire qualsiasi forma di sostegno all’Iran subirà a sua volta enormi conseguenze economiche», ha scritto Trump. Il presidente ha chiesto di interrompere il contrabbando di petrolio, le linee di scambio valutario, i trasferimenti di denaro, le attività degli uffici di cambio, l’uso di registri navali e il ricorso a società di copertura.

L’annuncio estenderà la campagna denominata Operation Economic Fury, avviata ad aprile dal dipartimento del Tesoro e dal Pentagono. L’operazione punta a ridurre le entrate iraniane colpendo le società straniere che commerciano con Teheran, in particolare nei settori petrolifero, finanziario e navale. Comprende anche il blocco dei porti iraniani imposto dagli Stati Uniti per ostacolare le esportazioni. Il principale ostacolo alla nuova campagna statunitense riguarda la Cina. Secondo i dati del 2025 della società di analisi Kpler, le imprese cinesi acquistano oltre l’80 per cento del petrolio iraniano trasportato via mare, garantendo a Teheran una delle sue più importanti fonti di entrate. Washington ha già sanzionato diverse raffinerie private cinesi, concentrate soprattutto nella provincia orientale dello Shandong, accusandole di lavorare greggio proveniente dall’Iran.