È un architetto sudafricano. Per sessanta giorni ha camminato da Durban a Città del Capo per attirare l’attenzione sulla crisi abitativa. E lungo il cammino le persone gli hanno aperto le porte delle loro case

Ha percorso 1.600 chilometri in sessanta giorni e molte persone hanno aperto la propria casa e hanno condiviso un pasto con lui, che per loro era un estraneo. Questa è stata l’esperienza di Wandile Mthiyane nel suo viaggio a piedi da Durban a Città del Capo, organizzato per attirare l’attenzione sulla crisi abitativa in Sudafrica.

“La reazione iniziale della maggior parte della gente è stata: ‘Questo è pazzo’”, racconta Mthiyane, che ammette di aver nutrito forti dubbi sul fatto che quell’iniziativa fosse il modo migliore per raggiungere il suo scopo. “Ma durante il mio percorso le persone hanno capito che il punto non era camminare. Il punto era ascoltare”.

L’idea di Mthiyane di andare a piedi da Durban a Città del Capo è nata dal desiderio di onorare sua zia, le cui condizioni abitative sono state uno dei motivi per cui ha scelto di fare l’architetto: voleva costruire un mondo in cui le persone potessero vivere in case “sicure e dignitose”, dice lui. “Ricordo i funzionari del governo che si presentavano da lei e lasciavano un segno sulla sua porta, promettendole un alloggio nelle case popolari. Venticinque anni dopo, quando è morta, lo stava ancora aspettando”. E aggiunge: “Ero disperato e arrabbiato. Arrabbiato perché mia zia aveva aspettato così a lungo e perché, nonostante la mia carriera da architetto, non avevo realizzato in tempo qualcosa di abbastanza significativo per migliorare la sua vita”.