Dal gennaio 2023, la violenza degli insediamenti israeliani ha sfollato completamente o parzialmente 107 comunità palestinesi. Il rapporto documenta sette casi specifici (torture, aggressioni sessuali, omicidi di bambini) e denuncia il sostegno finanziario e militare dello Stato israeliano ai coloni responsabiliDal gennaio 2023, la violenza degli insediamenti israeliani ha sfollato completamente o parzialmente 107 comunità palestinesi. Il rapporto documenta sette casi specifici (torture, aggressioni sessuali, omicidi di bambini) e denuncia il sostegno finanziario e militare dello Stato israeliano ai coloni responsabiliSuhaib Abu al-Kebash aveva 29 anni e faceva il pastore a Khirbet Humsa quando, all'una di notte del 13 marzo, si è svegliato al suono di cani che abbaiavano e voci che gridavano. Fuori dalla tenda ha contato tra gli 80 e i 100 coloni mascherati che scendevano verso il campo da più direzioni. "Mi hanno preso e ammanettato con delle fascette di plastica, anche alle gambe. Mi hanno abbassato i pantaloni e messo i genitali dentro una fascetta, poi mi hanno steso a terra tra otto e dieci di loro. Hanno rotto le luci e cominciato a colpirmi in faccia con i pugni. Hanno picchiato mio padre e mio fratello con dei bastoni. Mio fratello è stato accoltellato a una mano”. Li hanno rinchiusi tutti in una sola tenda, bambini compresi, ammanettati con le fascette: uno dei coloni ha scagliato sua figlia a tre metri di distanza. Prima di congedarsi, gli aggressori hanno lanciato una minaccia: "Se rimanete qui, rapiremo vostra moglie e vostre figlie, le picchieremo, faremo qualsiasi cosa. Se siete ancora qui domani, torneremo e vi bruceremo, con le vostre tende”. Quando la famiglia ha chiamato i soccorsi, l'ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese è stata bloccata per due ore a un posto di blocco a tre chilometri di distanza, all'ingresso dell'insediamento di Ro'i. Sette coloni sono stati fermati quella notte, poi rilasciati in attesa dell'udienza.Il report di Human Rights Watch sui coloni in CisgiordaniaIl rapporto di Human Rights Watch, basato su venti testimonianze raccolte tra aprile e maggio in sette comunità della Cisgiordania, documenta un pattern che si ripete, con sole piccole variazioni: il bestiame viene rapito o ucciso, pozzi e pannelli solari distrutti, i campi incendiati, fino al blocco dell'accesso ai pascoli e alle fonti d'acqua. A Qaryut, il 2 marzo, i coloni hanno ucciso due dei tre figli di Um Muhammad Muammar, 72 anni: "Ho conosciuto la guerra in questa regione per tutta la vita, ma mai come questa. I figli dei miei figli sono ora orfani di padre, le loro mogli sono vedove. Cosa possiamo dire di più?”. Suo figlio Jamil, sopravvissuto con una gamba ferita, ha raccontato che un cecchino in uniforme ha sparato a distanza ravvicinata mentre un gruppo di trenta-quaranta coloni lanciava pietre e apriva il fuoco sulla casa di famiglia. L'esercito israeliano ha bloccato la strada, ritardando l'arrivo dell'ambulanza per uno dei feriti, morto poco dopo al centro medico di Qabalan. Ad al-Mughayyir, il 21 aprile, un colono ha sparato alla testa ad Aws Hamdi Naasan, 14 anni, mentre correva lontano dalla scuola sotto il fuoco: il video dell'esecuzione è stato verificato da Human Rights Watch. Il padre di Aws era stato ucciso dai coloni nel 2019, il suo migliore amico, quattordicenne anche lui, ha perso la vita per mano dei soldati un mese prima. "Se mi succede qualcosa, seppellitemi accanto al mio amico", aveva detto Aws alla nonna Rehab. Lei gli aveva chiesto di non parlare così. Il giorno dopo è andato a scuola e non è tornato.I numeri dell'orroreOltre alle testimonianze, i numeri ricostruiscono la scala del fenomeno. Secondo l'Ocha, nei primi quattro mesi del 2026 più palestinesi sono stati sfollati con la forza da attacchi, demolizioni e sgomberi che in tutto il 2025, con una media di 6,6 attacchi al giorno con vittime o danni materiali: è il dato più alto mai registrato. Almeno 15 palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi da coloni fino al 24 luglio, un ritmo che porterebbe il 2026 a superare il record del 2023. Centosette comunità, quasi seimila persone, risultano sfollate in tutto o in parte dal gennaio 2023. A queste si aggiungono i 32 mila rifugiati espulsi dai campi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams nel gennaio 2025, e le almeno diciotto comunità beduine minacciate dal progetto di insediamento E1 a est di Gerusalemme, per cui il governo ha aperto un nuovo bando di costruzione il 18 agosto. Non si può solo dire che questa violenzia sia tollerata passivamente dallo Stato: è finanziata dallo stesso governo di Netanyahu. Secondo il Times of Israel, Tel Aviv ha approvato circa 50 milioni di shekel (16 milioni di dollari) per gli avamposti illegali. Fondi usati per acquistare veicoli fuoristrada, visori notturni e droni impiegati per molestare le comunità palestinesi. Il bilancio del ministero degli Insediamenti è cresciuto del 122% sotto l'attuale governo, stando ad Amnesty International. Sul fronte giudiziario, l'organizzazione israeliana Yesh Din riporta che solo il 3% delle centinaia di casi documentati dal 2005 si è concluso con una condanna. Dal 2022, ovvero da quando Itamar Ben-Gvir guida il ministero della Sicurezza Nazionale, i procedimenti di polizia contro i coloni sono crollati del 70%, nonostante l'impennata degli attacchi. Un solo israeliano è stato incriminato per l'uccisione di un palestinese in Cisgiordania dal 2019, secondo il Guardian.La collaborazione del governo"Il governo israeliano e i coloni condividono lo stesso obiettivo: massimo territorio, minimo numero di palestinesi. Le autorità non solo non fermano la violenza dei coloni, la rendono possibile attivamente", ha dichiarato Sarah Sanbar, ricercatrice di Human Rights Watch. "I coloni sparano, attaccano ed espellono i palestinesi dalla loro terra, e lo Stato fornisce le armi, la copertura legale e il budget per farlo”. Dopo il 7 ottobre 2023, l'esercito ha richiamato 5.500 coloni riservisti assegnandoli a "battaglioni di difesa regionale" con piena autorità militare. Unità che, secondo il rapporto, agiscono con ampia autonomia perseguendo gli obiettivi dei coloni. Nello stesso periodo sono nati 248 nuovi avamposti, 65 nel solo 2026, che controllano oggi oltre un milione di dunam (circa il 18% della Cisgiordania, quattro volte il territorio controllato prima dell'attuale governo). Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato a Channel 7 News che il governo ha approvato 104 nuovi insediamenti dal proprio arrivo, quasi raddoppiando il totale da 127 a 231, e ha "legalizzato" retroattivamente circa 160 avamposti. Una procedura che, ricorda Human Rights Watch, non incide sulla loro illegalità secondo il diritto internazionale umanitario. Nel luglio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia aveva già stabilito che l'occupazione israeliana dei territori palestinesi è illegale e che Israele viola il divieto di segregazione razziale e apartheid, riconoscendo che la violenza dei coloni ha contribuito a creare un "ambiente coercitivo" ai danni della popolazione civile. Human Rights Watch chiede ora sanzioni mirate contro i responsabili, la sospensione dei trasferimenti di armi a Israele, il divieto di commercio con gli insediamenti illegali e il sostegno ai mandati d'arresto della Corte Penale Internazionale.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
In Cisgiordania la violenza dei coloni non ha tregua (e aumenta col supporto del governo Netanyahu). Hrw denuncia: "Record di attacchi nel 2026, quasi 6 mila sfollati"
Dal gennaio 2023, la violenza degli insediamenti israeliani ha sfollato completamente o parzialmente 107 comunità palestinesi. Il rapporto documenta sette casi






