Leonardo Sciascia, cinicamente, liquidò la sua isola con una parola, quasi una condanna: "Irredimibile"di Francesco Musolinogiovedì 20 agosto 20263' di letturaIn Sicilia abbiamo tutto. Manca il resto», affermava causticamente l’attore palermitano Pino Caruso. Goethe, arrivato nell’isola durante il suo Grand Tour, ne ricavò invece una certezza opposta e assoluta: «qui si trova la chiave di tutto». Leonardo Sciascia, cinicamente, liquidò la sua isola con una parola, quasi una condanna: «Irredimibile». Tre definizioni incompatibili ma comunque sincere, perché la Sicilia da secoli sembra possedere il privilegio di contraddirsi senza mai smentirsi: paradiso e prigione, rovina e invenzione, fra grande nostalgia e desiderio di fuga. Un’isola al centro del Mediterraneo, crocevia di popoli e culture, una terra inquieta e sempre capace di ammaliarci. Una possibile chiave di lettura si trova fra le pagine di Sicilia. Tra miti antichi e storie contemporanee (Rizzoli, pp. 224), con i testi del giornalista aretuseo Giuseppe Matarazzo e le fotografie del palermitano Giò Martorana, una carriera fra moda e reportage. Un Grand Tour che parte dallo Stretto di Messina e risale l’isola fino al’Etna, lì dove l’Odissea colloca la dimora di Polifemo e dove l’urlo del gigante «ancora sembra vibrare nei boati della montagna».«Ecco le mostruose Scilla e Cariddi e poi Colapesce, che secondo la leggenda, continua a sostenere Messina e l’isola tutta. Poi Tindari, Capo d’Orlando e le Eolie, le sette isole che appaiono all’orizzonte «come architetture sul mare». Le foto sono stupende, tuttavia, la forza del libro non giace nell’operazione amarcord ma nel passaggio continuo fra ciò che il tempo ha depositato e ciò che i siciliani stanno costruendo, proprio adesso. È qui che il libro trova la sua forza, sganciandosi dalle operazioni melò. Le pietre della Magna Grecia non sono reliquie immobili ma vengono messe in relazione con una geografia contemporanea sorprendentemente vitale. La Fiumara d’Arte di Antonio Presti continua a trasformare la valle del Tusa in una costellazione monumentale; a Gibellina, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, la città rinata dopo il terremoto del Belìce continua a fare della memoria un laboratorio, fino al fotomosaico di Joan Fontcuberta composto da migliaia di immagini degli abitanti.Lo stesso accade a Favara, dove Farm Cultural Park ha trasformato case e cortili abbandonati in un centro d’arte, e a Santo Stefano Quisquina, in cui il pastore-scultore Lorenzo Reina ha costruito in oltre trent’anni il suggestivo Teatro Andromeda: 108 blocchi di pietra disposti come le stelle della costellazione, un palcoscenico aperto sull’orizzonte. Poi Radicepura a Giarre, Isola Bella, Pantalica, il Val di Noto, fino all’Etna che con i suoi boati si è presa la scena dell’estate italiana, piegando le rotte e fermando gli aerei a terra: terra nera e fertile, neve e vigneti, sempre in bilico fra minaccia e nutrimento. Il risultato è un Grand Tour contemporaneo, costruito non per accumulo di meraviglie ma fra contrasti e rimandi: archeologia e street art, rovine e rigenerazione, paesaggio e futuro.
La nuova Sicilia divisa tra la storia e il futuro | Libero Quotidiano.it
In Sicilia abbiamo tutto. Manca il resto», affermava causticamente l’attore palermitano Pino Caruso. Goethe, arrivato nell’isola dur...






