Il muro di Trieste è molto più longevo di quello di Berlino e non è mai stato così popolare e così amato, soprattutto dalle donne. È quello del Pedocin, nome popolare del Bagno comunale Alla Lanterna, lo stabilimento balneare dove uomini e donne continuano a prendere il sole separati come accadeva più di un secolo fa. Una consuetudine apparentemente fuori dal tempo che quest’estate ha prodotto numeri da record: tra maggio e luglio sono stati registrati 106.696 ingressi, per un incasso vicino ai 120mila euro. Il solo luglio ha totalizzato 53.610 presenze, contro le 40.160 dello stesso mese del 2024.Il prezzo aiuta: entrare costa appena 1,20 euro. Ma il successo del Pedocin non si spiega soltanto con il biglietto popolare. Lo stabilimento è diventato una curiosità turistica e insieme continua a essere un pezzo della vita quotidiana triestina. Due ingressi, due settori e in mezzo 74 metri di muro: da una parte gli uomini, dall’altra donne e bambini fino ai 12 anni. Una separazione che prosegue fin dentro il mare e che fa della Lanterna un caso praticamente unico in Europa.La storia comincia quando Trieste apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico. Alla fine dell’Ottocento le possibilità di fare il bagno vicino alla città erano poche e spesso in condizioni igieniche precarie. Il Comune ottenne in concessione il tratto di costa dietro il molo di Santa Teresa e nel 1903 aprì il Bagno Popolare Alla Lanterna. La separazione tra i sessi esisteva già allora: inizialmente era affidata a una staccionata di legno, sostituita negli anni Trenta dal muro in cemento che arriva fino all’acqua.Anche l’origine del soprannome resta molto triestina e poco certa. «Pedocin» può significare piccolo pidocchio, forse per la folla stipata sulla spiaggia o per i soldati che vi andavano a lavarsi; ma «pedoci» sono anche le cozze, un tempo allevate nelle acque vicine. Una terza teoria fa derivare il nome da «ciodin», il chiodino che i bagnanti meno abbienti portavano da casa e piantavano nelle assi per appendere gli abiti.Il muro ha attraversato guerre, mareggiate e cambi di regime. Durante la Seconda guerra mondiale il bagno fu requisito dai militari e parte della ghiaia utilizzata per bunker e gallerie antiaeree. Nel dopoguerra lo stabilimento venne restaurato. Nel 1959 il muro fu spostato per concedere più spazio al settore femminile, da sempre il più frequentato. E quando alla fine degli anni Ottanta si propose di eliminarlo, i triestini scelsero di conservarlo.La sua sopravvivenza continua periodicamente a suscitare discussioni. Lo scorso giugno una turista entrata nel settore maschile ha dato vita a un acceso diverbio dopo essere stata invitata a rispettare la divisione, definendo quella consuetudine «roba da medioevo». Ma il Pedocin resiste. E mentre quasi ovunque i muri sono un problema, quello bianco della Lanterna non è mai stato così solido.
Il muro dei sessi in spiaggia piace soprattutto alle donne
È quello che divide maschi e femmine ai bagni “Pedocin”, un’antica istituzione cittadina. Tra maggio e luglio oltre 106mila ingressi. La sezione delle signore è sempre quella più frequentata










