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Il Pedocìn a Trieste non è una tradizione, è una appartenenza, quasi una categoria dello spirito. Quando gli austriaci sono andati via dal capoluogo dopo oltre 500 anni, hanno lasciato uno spirito mitteleuropeo, tante caratteristiche dell’Europa continentale e quel lido balneare (il «bagno» per i triestini) inaugurato nel 1903 dove - secondo le abitudini dell’epoca - uomini e donne si tuffavano separatamente indossando quei costumi ascellari che oggi reputiamo ridicoli.Quel «bagno», Alla Lanterna (Pedocìn per i triestini), come è uso nel capoluogo è rimasto così com'era, se si escludono piccole modifiche e qualche elemento di comodità in più: maschi da un lato e donne dall’altro oltre il muro bianco di 74 metri. E guai ad oltrepassarlo.Ora che sta scemando questo caldissimo mese di Agosto, il Comune, che gestisce l’impianto, ha fatto un pò di conti confermando non solo la cieca fedeltà dei triestini a quel luogo cult simbolo della città, e scoprendo che il numero di bagnanti è stato tale da stabilire un record. Ben 106.696 presenze in soli tre mesi per un incasso complessivo di circa 120mila euro. Una cifra vertiginosa se si pensa che al Pedocìn non si pagano i 30 o i 50 euro quotidiani per ombrellone e sedie a sdraio come ogni altro stabilimento ma soltanto un ingresso di 1,20 euro.










