El Niño - ovvero il surriscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico - cambia la geografia del calore. E attenuando gli effetti sull’Atlantico redistribuisce geograficamente il rischio climatico su più quadranti, con un impatto diretto su performance e composizione delle insurance-linked securities (ILS), ovvero quegli strumenti finanziari che consentono alle compagnie assicurative di trasferire una serie di gravi rischi naturali (dai terremoti alle inondazioni, dagli uragani ai tornado) agli investitori dei mercati dei capitali. All’interno di questi strumenti, i “cat bond” (catastrophe bond) rappresentano i titoli liquidi e, dunque, negoziabili di un mercato in cui gli investitori li sottoscrivono e, se gli eventi catastrofali non si verificano, incassano cedole che riflettono i premi assicurativi. Se invece accadono e superano determinati parametri prestabiliti, quel capitale si trasforma nell’indennizzo che ripaga i sinistri e la cedola si trasforma in compenso per l’evento meteorologico avverso che si è realmente verificato.

«Di solito, la principale concentrazione di valore negli insurance-linked securities è il rischio-uragani nel bacino Atlantico - hanno spiegato Marco Della Giacoma e Toby Pughe, portfolio manager di Tenax Capital -. Tuttavia, la presenza di El Niño, da un lato mitiga le minacce nell’Atlantico riducendo intensità e numerosità, dall’altro aumenta la formazione di sistemi sul Pacifico. Dunque, il rischio di tempeste tropicali si trasferisce maggiormente da Golfo del Messico, Usa e Centro-America, verso il Sudest asiatico, Giappone, Filippine, Indonesia e sulle coste occidentali delle Americhe. Non solo, aumenta la volatilità collegata ad altri eventi, come alluvioni e siccità».