Nella tarda serata di martedì, mentre a Siena i contradaioli del Nicchio cantavano la gloria della loro contrada e i turisti rimasti sciamavano per le vie del centro, i consiglieri di Monte dei Paschi si sono visti recapitare la convocazione del cda straordinario per le 9 di questa mattina. Sul tavolo, l’esame delle varie «opzioni strategiche» elaborate dai consulenti della banca senese per resistere all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo. Pur con varie tecnicalità, le opzioni si riducono essenzialmente a due: un’offerta su Banco Bpm oppure su Banca Generali. Delle due, la seconda sembra la via più suggestiva. La quota Generali in mano a Mps tramite Mediobanca - circa il 13% - vale circa 7 miliardi di euro. Poco meno della capitalizzazione complessiva di Banca Generali, nella quale il Leone ha il 51%.

Attorno a Mps si creerebbe un polo nazionale del risparmio, mentre Generali potrebbe distribuire polizze e altri prodotti attraverso la rete Mps. Inoltre, verrebbe evitato al Leone il paradosso di trovarsi il suo principale concorrente assicurativo (Intesa Sanpaolo) come primo azionista. Il 13% delle Generali potrebbe finire in mani «sicure», con il mercato che già ipotizza Unicredit. Operazione tutt’altro che semplice. Mps è sottoposta alla passivity rule, che impone di passare l’esame dell’assemblea con maggioranza di due terzi per le operazioni straordinarie. E già qui il disegno di Luigi Lovaglio trova il primo ostacolo che al momento pare insormontabile.