Unitree Robotics ha debuttato alla Borsa di Shanghai con un balzo del 460%, dopo avere toccato in apertura un massimo del 629%. Il produttore cinese di robot umanoidi e quadrupedi, quotatosi sul listino tecnologico Star, è passato da una capitalizzazione iniziale di circa 9 miliardi di dollari a un picco di 66 miliardi, per poi chiudere la giornata su una valutazione di circa 50 miliardi di dollari. Un risultato che ha superato le aspettative più ottimistiche e che in Cina ha già acceso una nuova corsa alla quotazione nel settore della robotica umanoide.Dietro l’entusiasmo dei mercati ci sono sicuramente delle valide premesse tecnologiche, ma c’è anche una buona dose di speculazione. Ad analizzare il fenomeno, in questi giorni, sono stati Bruno Siciliano, docente di robotica dell’Università Federico II di Napoli e tra i massimi esperti internazionali della disciplina, che sposta il focus dalla tecnologia pura alla sicurezza nella collaborazione con l’uomo, e Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano e presidente del Competence Center MADE, che punta invece i riflettori sulle questioni organizzative e psicologiche.Indice degli argomenti

L’esordio di Unitree e la nuova febbre delle IPO cinesiEntusiasmo dei mercati, ma a che punto è la maturità industriale?Siciliano: “Le capriole servono a poco”, il nodo è la sicurezzaTaisch: “La vera sfida degli umanoidi in fabbrica è psicologica”La sfida per l’Europa: puntare su design e capacità di integrazioneL’esordio di Unitree e la nuova febbre delle IPO cinesiLe azioni di Unitree, azienda fondata nel 2016 a Hangzhou da Wang Xingxing, sono partite da un prezzo di collocamento di 150,80 yuan e hanno toccato in seduta gli 1.100 yuan, per poi chiudere a 845 yuan. La raccolta complessiva si è fermata a 904 milioni di dollari.Circa il 20% dell’offerta è stato assegnato a investitori strategici legati a Pechino, tra cui DeepSeek – che ha ottenuto una quota del 2,31%, soggetta a un lock-up di tre anni per sviluppare modelli di intelligenza artificiale “incarnata” per gli umanoidi di Unitree – e le divisioni di investimento di gruppi statali come China National Petroleum, China Southern Power Grid e China Telecom.Il successo del debutto ha già innescato un effetto domino. Sono circolati rumor su una quotazione riservata a Hong Kong di LimX Dynamics, che ha tra i suoi investitori anche Alibaba, mentre Aimoga Robotics – divisione robotica della casa automobilistica Chery – punta a raccogliere capitali per accelerare le consegne dei propri umanoidi, applicando alla robotica una filosofia industriale mutuata dal mondo dell’auto. Anche Leju Robotics, Deep Robotics e Shanghai AgiBot Innovation Technology risultano al lavoro su possibili IPO.Secondo gli analisti di JP Morgan il settore si avvicina al punto di svolta verso la produzione di massa, sospinto dall’accelerazione della commercializzazione, dalle opportunità di localizzazione della catena di fornitura e da un sostegno politico crescente: la banca prevede che le consegne globali di umanoidi salgano a 60 mila unità quest’anno e a 1,75 milioni entro il 2030, dalle 18 mila del 2025. La Cina assorbirà oltre la metà della domanda mondiale.Entusiasmo dei mercati, ma a che punto è la maturità industriale?I numeri di bilancio di Unitree restano piccoli rispetto alla valutazione raggiunta in Borsa: come ha ricostruito il Corriere della Sera, secondo il prospetto informativo l’azienda ha consegnato oltre 5.000 robot nel 2025, per 180 milioni di dollari di ricavi e circa 30 milioni di utile, un rapporto prezzo/utili che sfiora quota 1.300.Restano comunque aperti i nodi tecnologici che separano lo show dall’applicazione industriale. La manipolazione fine – piegare un indumento, inserire un componente, gestire un oggetto fragile – è ancora un terreno quasi esclusivamente umano, mentre l’equilibrio di macchine che superano i 100 chili è tutto da dimostrare su larga scala. A differenza dei modelli linguistici, addestrati su una mole enorme di dati pubblici disponibili su internet, i dati per addestrare i robot industriali restano in gran parte custoditi dai singoli produttori.C’è infine un nodo geopolitico che pesa sulle prospettive di crescita. Le esportazioni valgono circa il 40% delle vendite di Unitree e gli Stati Uniti da soli hanno pesato per circa il 13% dei ricavi 2025. Come ha ricostruito Focus.it, a luglio la Federal Communications Commission ha inserito alcune categorie di robot avanzati prodotti all’estero, tra cui umanoidi e quadrupedi, nella cosiddetta Covered List, limitandone l’autorizzazione per il mercato americano per ragioni di cybersecurity, raccolta dati e sicurezza della catena di fornitura. Il tema è reso più delicato dal fatto che alcuni robot quadrupedi cinesi, compresi modelli Unitree, sono stati modificati da terzi per usi militari o di sorveglianza, anche se non risulta che tali configurazioni siano state sviluppate direttamente dall’azienda. Il predominio cinese nella produzione di umanoidi, che secondo le stime supera il 90% del totale mondiale, spiega perché Washington guardi con crescente attenzione a questo comparto.Siciliano: “Le capriole servono a poco”, il nodo è la sicurezzaIn un’intervista ad Adnkronos rilasciata a ridosso della quotazione, il professor Siciliano – che dirige il Prisma Lab di Napoli – inquadra l’operazione anche in chiave politica. Sia Unitree sia Agibot, con cui l’azienda si contende la leadership cinese del settore, hanno legami diretti con i vertici politici di Pechino: nel consiglio di amministrazione di entrambe siede un membro del partito. Per il professore la quotazione serve innanzitutto ad attrarre capitali e a cambiare la scala commerciale delle operazioni.La componentistica robotica, ricorda Siciliano, è già da tempo terreno di scontro tecnologico tra Cina e Stati Uniti (mentre l’Europa rischia di rimanere schiacciata in un effetto sandwich). Lo stesso Siciliano racconta che il suo laboratorio si affida a componenti cinesi per droni e altri sistemi, scelti per affidabilità e prezzo, e ricorda che negli Stati Uniti sono stati scoperti casi di importazione clandestina di componenti robotici cinesi nei bagagli.Sui numeri assoluti il professore invita però alla cautela: gli ultimi dati consolidati della Federazione Internazionale di Robotica, pubblicati a ottobre 2025, parlano di circa 16-17 mila unità vendute nel 2024 a livello globale, ma segnala un interesse crescente anche da parte delle PMI europee verso l’acquisto di un umanoide – una domanda a cui abbiamo dedicato una guida ai dieci modelli già acquistabili.Il Prisma Lab utilizza robot Unitree da circa due anni, una scelta legata alla disponibilità delle librerie software: per chi sviluppa nuove tecniche di controllo, spiega Siciliano, è indispensabile una piattaforma aperta su cui aggiungere sensori e far compiere ai robot azioni diverse da quelle previste in origine. Un prodotto commerciale come Spot di Boston Dynamics, al contrario, resta “chiuso” a livello di sistema di controllo.Quanto ai record di salto e velocità del nuovo umanoide Superman che hanno accompagnato la comunicazione di Unitree, Siciliano dice che si tratta di dimostrazioni di performance straordinarie, ma di scarsa utilità per le applicazioni commerciali nel breve e medio periodo. Manca però ancora la capacità di operare in sicurezza e cooperazione con le persone: un umanoide bipede, per quanto ben controllato, non è ancora una macchina sicura per un ambiente domestico, ospedaliero o di fabbrica, a meno di non immaginare “dark factory” popolate solo da robot.È la stessa direzione in cui lavora la genovese Generative Bionics, che con l’umanoide Gene.01 punta proprio sulla collaborazione uomo-macchina: qui, spiega Siciliano, il contatto fisico è l’elemento decisivo e servono sensori tattili ancora costosi, capaci di avvicinare la sensibilità del robot a quella umana. Più che la locomozione pura, sostiene, la vera frontiera è la “loco-manipulation”, cioè la capacità di muoversi e manipolare oggetti nello stesso momento.Sulla leadership cinese Siciliano non ha dubbi: con le loro acrobazie i produttori cinesi hanno scalzato Boston Dynamics in appena due anni, spostando su di sé i riflettori un tempo tutti per Atlas. Resta da capire come questa leadership si tradurrà a livello industriale: aziende come Unitree e Agibot hanno anche una solida tradizione nella robotica convenzionale, e lo stesso Siciliano racconta di aver trovato, in una presentazione di Agibot a Milano, il cane robotico dell’azienda più performante rispetto ai suoi umanoidi.Per il professore la soluzione più interessante potrebbe essere quella dei robot “metamorfici”, capaci di cambiare forma a seconda del compito – un quadrupede a ruote che usa le zampe solo per le scale, o un bipede che si mette a quattro zampe per arrampicarsi o passare in spazi angusti. Non vede ancora, dice, una necessità impellente dell’umanoide nella produzione di beni o servizi: BMW ha restituito i suoi umanoidi Figure, di produzione americana, perché mancava un ritorno sull’investimento rispetto al lavoro manuale degli operai.Taisch: “La vera sfida degli umanoidi in fabbrica è psicologica”Poche ore prima della quotazione di Unitree, Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano e presidente del Competence Center MADE, ha inquadrato la questione da una prospettiva diversa in un intervento pubblicato pubblicato su Il Sole 24 Ore del 19 agosto 2026. Per Taisch l’ingresso dei robot umanoidi in fabbrica è una transizione più radicale di quella, oggi al centro del dibattito pubblico, legata alle intelligenze artificiali generative. Aziende come Tesla con Optimus, Figure AI, Boston Dynamics e la stessa Unitree stanno già testando – e in alcuni casi rendendo operativi – robot dalle sembianze umane in contesti di lavoro reali, in un mercato che secondo le stime più accreditate raggiungerà i 38 miliardi di dollari entro il 2030. Per l’Italia, sottolinea Taisch, la vocazione manifatturiera del Paese non lascia margine per un atteggiamento attendista.Il punto centrale dell’analisi riguarda la natura dell’interazione uomo-macchina. A differenza di torni, presse o bracci robotici – strumenti inequivocabilmente tali – l’umanoide ha due braccia, due gambe, in alcuni casi un volto, e si muove nello spazio quasi come un essere umano. Una somiglianza che rischia di attivare quella che gli psicologi cognitivi chiamano “uncanny valley”, la soglia in cui l’affinità con l’umano genera familiarità ma non elimina il disagio. Gli umanoidi di nuova generazione, aggiunge Taisch, non si limitano a eseguire compiti ripetitivi: pianificano sequenze di lavoro, ottimizzano in tempo reale l’allocazione delle risorse, monitorano le performance dei colleghi umani e potrebbero, in prospettiva, arrivare a impartire istruzioni operative, assumendo di fatto un ruolo di caposquadra.Alla domanda se il sistema sia pronto a questo salto, la risposta di Taisch è semplicemente “no”. Le imprese – dice il professore – non hanno ancora sviluppato modelli organizzativi per gestire gerarchie miste uomo-macchina, i sindacati hanno appena iniziato a porsi le domande giuste, le istituzioni non hanno prodotto un quadro normativo adeguato e la formazione professionale resta ancorata a un paradigma pensato per macchine non autonome. Secondo Taisch ogni euro investito in robot umanoidi dovrebbe essere accompagnato da un investimento equivalente nella preparazione delle persone chiamate a collaborare con quelle macchine: “tecnologia senza psicologia è una scommessa persa in partenza”.La sfida per l’Europa: puntare su design e capacità di integrazionePer Siciliano la quotazione di Unitree può comunque rappresentare una scossa utile per l’Europa. Il 2 settembre il professore parteciperà a un evento al Parlamento Europeo, nell’ambito dell’iniziativa euROBIN, dedicato a presentare alle istituzioni comunitarie il meglio della robotica continentale, primo passo per chiedere il finanziamento di un grande progetto europeo con ordini di grandezza superiori a quelli visti finora.La tecnologia europea, sottolinea, non è seconda a nessuno, e non c’è nulla di male nel comprare componenti in Cina: la vera forza del continente sta nella capacità di integrare, creare e sviluppare tecnologia e applicazioni utili mettendo la persona al centro.La peculiarità europea – e italiana in particolare – resta secondo Siciliano la creatività, unita alla tradizione manifatturiera e all’attenzione al design: un progetto come quello di Gene.01 Generative Bionics, che coinvolge il designer Giugiaro, va proprio in questa direzione. La sua ricetta richiama il modello Apple: bisogna costruire robot anche “appetibili”, come ha fatto Steve Jobs con l’iPhone. Un Mac, ricorda il professore, non è funzionalmente diverso da un PC, ma resta “cool” – e i robot cinesi, conclude, sono tutto fuorché cool.