“Con questo andazzo creano 300 incandidabili”. È l’ansia numero uno: “Dobbiamo entrare in campagna elettorale, capire se siamo eleggibili o no”. E poi la rabbia: “Facciamo cadere le Municipalità”. Fino ad oscillare tra harakiri delle dimissioni collettive e sfiducia ai presidenti di Municipalità. Ribollono le chat dei consiglieri municipali per l’inchiesta della Corte dei conti soprannominata “Gettonopoli”.
Ecco come i politici di quartiere reagiscono all’indagine che si avvia a conclusione: il vice procuratore Ferruccio Capalbo e la Finanza, dopo più di un anno, procedono sulle irregolarità accertate nello svolgimento delle commissioni. Nel mirino l’indebita spesa dei gettoni. Con una prima stima di 1,6 milioni in soli 5 mesi del 2025. Alla vigilia di ferragosto sono partite le prime lettere dagli uffici delle Municipalità per chiedere ai consiglieri la restituzione dei gettoni del 2016, dieci anni indietro per interrompere la prescrizione. Ed estinguere così il danno. Ma l’inchiesta rischia di terremotare le elezioni comunali in primavera. Spezzando quella filiera di consenso che unisce consiglieri municipali e comunali: i primi piazzati nelle liste dei parlamentini per portare voti ai candidati di riferimento in Consiglio comunale.






