Munizioni cinesi fabbricate nel 1966, albanesi nel 1983 e italiane della Fiocchi, storica azienda di Lecco specializzata nella produzione di cartucce. Provenienze ed epoche diverse, ma tutte esplose dallo stesso kalashnikov. È la conclusione a cui sono arrivati i carabinieri del Ris di Messina analizzando i 75 bossoli recuperati dopo quattro raid avvenuti tra marzo e aprile in città: 28 furono trovati in via San Lorenzo dopo il primo attacco alla Sicily by Car, 13 nell’autorimessa dei fratelli Natoli a Sferracavallo, 27 davanti al ristorante Al Brigantino, mentre altri sette rimasero a terra in via Don Minzoni.Accertamenti che rendono ancora più solido il quadro delineato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sul pizzo e sul traffico di droga, nella quale Salvatore Verga, accusato di continuare a impartire ordini anche dal carcere di Trani, è indicato dagli investigatori come il boss emergente del mandamento di San Lorenzo.Il verdetto della comparazione balistica non lascia dubbi: tutti i calibro 7,62 sono stati espulsi dalla stessa arma da fuoco a funzionamento automatico. Gli specialisti hanno espresso un giudizio di positività di livello A, il più alto previsto dalla scala utilizzata per questo tipo di esami.Dopo le raffiche si era già ipotizzato un collegamento, ma mancava la conferma: adesso il sospetto si è trasformato in una certezza scientifica. Il mitra da guerra è stato cercato anche nella banca dati Ibis, che mette a confronto bossoli e proiettili recuperati, per verificare se fosse già comparso in altre scene del crimine, ma al momento non sarebbero emerse ulteriori corrispondenze...L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.