Per l'amor di Dio, la vicenda del giornalista Ranucci spero non diventi come quella del caso Garlasco che se ne sta parlando da quasi vent'anni. Il giornalista in questione ha osato paragonarsi a Falcone e Borsellino, loro due i veri martiri della mafia. Questa cosa sta diventando un'ossessione mediatica, anche un giornalista intelligente come Capranica spesso invitato nelle trasmissioni televisive politiche, è costretto ad arrampicarsi sui vetri e come al solito si cercano le scappatoie contro le solite sparate di Salvini che farebbe bene a limitarsi con le sue esternazioni.

Lettera firmataLa risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, non credo serviranno quasi vent’anni per scoprire la verità sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Nella realtà ciò che è accaduto mi pare nella sostanza già abbastanza chiaro: gli ordigni fatti esplodere davanti dall’abitazione del conduttore di Report sono il risultato delle relazioni pericolose tra un faccendiere pregiudicato e mitomane e un giornalista sovrastato dal proprio ego che ha confuso il suo ruolo professionale con quello di salvatore della patria e di capo-popolo. Un intreccio inquietante e non esattamente trasparente che è degenerato nell’attentato. Certamente alcuni aspetti di questa torbida vicenda sono ancora da definire e chiarire anche dal punto di vista giudiziario, primo fra tutti quanto Ranucci fosse consapevole o avesse intuito di ciò che il suo amico Lavitola stava organizzando. Forse nulla o forse no. Ma anche il clima che si è creato intorno a questa storia è figlio della personalità dei due protagonisti. Lavitola è un personaggio che ha sempre fatto dell’ambiguità e della spregiudicatezza affaristica i suoi tratti peculiari. Da una vita gioca con le ombre e i misteri, veri e falsi che siano, ordisce manovre, agisce nei retrobottega della politica e degli affari. Il suo amico Ranucci dopo aver evocato poteri forti e grande criminalità per spiegare l’attentato contro di lui, ha dovuto prendere atto che a mettere le bombe è stato invece il suo fraterno compare Valter. Una realtà assai meno eroica e ben più prosaica, difficile da accettare per il conduttore di Report che ora per salvare la sua immagine cerca di ritagliarsi il ruolo di vittima evocando un disegno a più alti livelli, peraltro non meglio definiti, destinato a colpire lui e Report. Ma più che i poteri forti all’origine di questa storia sembrano esserci soprattutto tante, piccole miserie umane.